La crisi “sociale” del Venerdì Santo

di Fernando M. Adonia da www.cataniapolitica.it di Sabato 23 Aprile 2011

E fu così che Catania scoprì di essere una polveriera. Oltre una settimana di tensione. Sociale soprattutto. Il tutto mentre la città si appresta a vivere la sua settimana Santa. Momento religioso in cui le genti si apprestano a contemplare la resurrezione di Gesù di Nazareth, ma anche il dramma del Golgota. Sotto questo sfondo di tragedia hanno preso forma  due proteste clamorose. Quella degli operatori della Multiservizi, che hanno occupato il comune e minacciato il suicidio per garantire il proprio diritto al lavoro; e la protesta della gente di Librino in favore del diritto alla casa e di una soluzione drastica al problema “palazzo di cemento”, scheletro edilizio abbandonato di proprietà del comune ove decine di famiglie hanno trovato riparo. Insomma una sorta di cattedrale del degrado catanese.

Sacro e profano dunque si mischiano. E non solo linguisticamente. Nel pomeriggio di ieri, proprio mentre all’interno della basilica cattedrale il vescovo Salvatore Gristina presiedeva la liturgia del Venerdì santo, i reparti della Polizia sono stati costretti a schierarsi davanti l’entrata della Chiesa.Gli abitanti di Librino coadiuvati da Pierpaolo Montalto (Prc), dal consigliere provinciale  Valerio Marletta (Pdci) e dagli attivisti del centro “ iqbal masih ” di Viale Moncada, hanno tentato l’occupazione simbolica del Duomo. In testa alla protesta uno striscione con su scritto “diritto alla casa subito”. Si è vissuto qualche momento di tensione, sopratutto perché quel tipo di protesta era del tutto inaspettata. La crisi nel giro di un ora è comunque rientrata.

Difficile rintracciare nelle cronache cittadine degli ultimi anni un episodio simile. Chiesa blindata. Fedeli dentro (forse un po’ inconsapevoli di quanto stava accadendo). Altri impossibilitati ad entrare. E il popolo fuori a rivendicare dei diritti legittimi. Forse lo hanno fatto al portone dell’istituzione sbagliata. Appunto perché non politica. Significativo infatti che ieri venisse proclamato il dialogo in cui Gesù spiegava a Pilato che il suo “regno non è di questo mondo”. Ma il punto non è teologico, ma sociale.

Ieri due popoli, due segmenti della stessa città, due fronti di problematicità concreta si sono trovati a fronteggiare. Anche lì con la grossa inconsapevolezza dei molti, ma con la “sapienza” di qualcuno. I problemi però restano. Non c’è dubbio. Ed è persino legittimo rischiare in difesa dei propri diritti e della propria dignità. Solo una cosa andrebbe evitata per il bene di tutti: la guerra tra poveri. Beh, di questo non ce n’è proprio bisogno.

(foto di Orazio Di Mauro)

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