Il pacifismo dei feddayin padani

di Fernando M. Adonia da www.thefrontpage.it

Il governo italiano dichiara guerra alla Libia. E, per tutta risposta, i feddayin padani, da sopra la linea gotica, sgambettano l’Esecutivo. È già, il governo Berlusconi rischia di cadere  sotto la raffica di due fuochi, amico e nemico assieme. Ma alla fine se ne uscirà invitto, al massimo con qualche ferita. Mettiamoci il cuore in pace.

A ben vedere, non è la prima volta  che una guerra oltreconfine rischia di risolversi in una guerra partigiana. Ne sa qualcosa Massimo D’Alema, a cui fu tesa un’imboscata nei pressi di Palazzo Madama  da parte dei guerriglieri Rossi e Turigliatto. Erano gli anni della reggenza Prodi. Anche li la faccenda si risolse con qualche “voto” di sutura. Per poco però: una ricaduta inevitabile si portò via l’Esecutivo qualche mese dopo. Ma le cause furono leggermente differenti.

Ma perché la lega di Bossi oppone tante resistenze alla guerra libica? Si sa. La linea ufficiale è quella di arginare le onde anomale d’immigrati che si abbatterebbero in Italia con buona pace di Maroni. Ma non basta. I padani, al di là dei toni bellicosi, hanno più volte storto il naso davanti alle armi. Sul Libano dissero un no perentorio; per l’Afghanistan furono primi a chiedere il ritorno dei soldati a casa. Pacifisti? L’ipotesi non è da scartare. Ma c’è qualcosa che  fa davvero tremare di paura i padani su questa guerra: che essa sia di conquista.

Bisogna fare retro-pensiero per capirlo. Non è stato lo stesso Senatur a dichiarare che non siamo “una colonia francese”? E già, ha detto proprio “colonia”. Infondo la Libia già lo era dell’Italia. E chissà se il Cavaliere, ebbro di ’900 e trame comuniste, non abbia in testa di dare al Bel Paese un nuovo sbocco sul Mediterraneo. Questo sarebbe un bel problema. Soprattutto per la Lega: nuovi “terroni” da mantenere e altre tasse padane trafugate al sud per costruire le ennesime “cattedrali nel deserto”. Senza sottovalutare poi la botta psicologica: con una protesi di qualche parallelo più in giù rispetto a Lampedusa, il Meridione si sentirebbe un po’ più al Nord. Allora si che la Lega sarebbe costretta a rivedere al ribasso il proprio concetto di secessione.  Con buona pace del sole delle Alpi.


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