Il peggio è evitato

di Fernando M. Adonia da www.cataniapolitica.it

Per l’articolo che segue, sul sito di Cataniapolitica, un fantomatico Mario Rossi mi ha dato del “servo”. Libero di farlo, come sono libero io di esprimere la mia opinione sulla faccenda. Per non passare per servo non posso vietarmi di esprimere un giudizio positivo sull’azione dell’amministrazione, almeno su questa faccenda. Che poi, a dirla tutta, se il signor Rossi avesse letto meglio il pezzo avrebbe rintracciato, si, un giudizio positivo, ma con una grave ipoteca a debito dell’amministrazione stessa. Comunque, leggete pure. Non vi influenzo più. E’ solo una questione di sassolini.

Lo sgombero del ‘palazzo di cemento’ di Viale Moncada 3 è arrivato. Non è stata affatto una sorpresa. Magari per quelle famiglie svegliate in mattinata dalle forze dell’ordine sì. Ma tutto è andato come previsto. Nessuna violenza, nessuna esasperazione.

Quest’atto era per certi aspetti doveroso. Lo stabile in questione era un luogo al limite dell’umanità. Dove l’aspetto sanitario, già critico, fa solo da sfondo ad altri tipi di attività criminali. Lo spaccio di droga su tutti. Ma come dimenticare che, in passato, lungo un dei blitz delle forze dell’ordine sia stato rinvenuto un vero e proprio arsenale militare a disposizione della criminalità. Il palazzo di cemento va ora murato, poi restaurato e in fine riattivato in favore della cittadinanza. Un centro servizi, ma anche uffici di vario genere e case. Librino deve evolversi anche in termini di sviluppo. L’assistenzialismo è opprimente. Perché non pensare al Viale Moncada 3 come un luogo ove sono presenti studi medici o di avvocati, ragionieri o assicuratori, redazioni di giornali o altro ancora. Ha ragione su questo Antonio Presti, i librinesi si devono convincere della propria “bellezza” individuale. E dalla loro dignità personale aggiungiamo noi.

Nessuna critica all’amministrazione. A ragion del vero Stancanelli è arrivato dove le altre amministrazioni hanno latitato. Come è da stimare il lavoro sul campo dell’assessore ai servizi sociali Carlo Pennisi, capace di dialogare persona per persona, proponendo una soluzione pacifica e concreta. In altri tempi si sarebbe parlato di soluzione “politica”, ma negli anni la politica ha prodotto solo promesse e parole. Ma il professor Pennisi è un tecnico. Questo è stato il valore aggiunto, la prova della sua credibilità davanti agli abusivi: appunto perché non c’è stato adito di pensare che la sua opera fosse finalizzata ad ottenere voti. Ed in fondo, un tipo di operazione simile non produce consenso, ma solo mal di pancia. Ci sono dei momenti in cui le amministrazioni devono agire senza tornaconto. E così è stato.

Certo, ora inizia la fase più delicata. Quella cioè in cui bisogna farsi carico di tutti, anche dei patti firmati. Siamo sicuri che l’amministrazione saprà ottemperare per due anni le spese di compartecipazione per gli affitti degli ex “cementisti”? I ritardi nei pagamenti che il comune deve alle cooperative sociali sono una realtà imbarazzante. Che si traduce in gente che lavora per non essere pagata, di tribunali che s’ingolfano di vertenze sul lavoro, affitto bucati e fornitori a bocca asciutta. Chi si farà carico di tutto ciò? Qui ci vuole una soluzione realmente politica. Ed urgente.

foto di Orazio Di Mauro

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