Portiamo il Ministero dell’Ambiente a Gela.

di Fernando M. Adonia  da www.catanipolitica.it

Tutto fa brodo in campagna elettorale. Avvolte però quel troppo liquame nella zuppa rischia di annegare i sapori. Con buona pace del cuoco. E fu così che Umberto Bossi prima propose di far traslocare i Ministeri da Roma a Milano, e poi si rimangiò tutto in nome di un non so ché.Tutto bene. E se rilanciassimo l’idea pure noi in Sicilia di importare dalla Capitale qualche ministero, magari quello di Grazia e Giustizia a Catania, quello delle Finanze a Palermo e quello per l’ambiente a Priolo, accanto al petrolchimico. Che ne direbbe la nostra Prestigiacomo? La proposta infondo è legittima, soprattutto in un regime dove la provocazione viaggia con la “proposta” senza grossi fastidi. L’importante è capire gli obiettivi di chi parla. La lega ci ossessiona da anni col federalismo, con “Roma Ladrona” ma anche con la secessione. Che vuol dire ciò, che portando i Ministeri a Milano l’unità sarebbe finalmente un valore anche per i padani? Faremmo prima a portare l’alta velocità da Napoli in giù. E se la capitale é ladra, appunto perché culla dei palazzi del potere, come potremmo pensare dunque che, davanti alle stesse condizioni, la città della Madunina resterebbe vergine tanto quanto lei, la madre del Signore.

E ancora: Bossi sa che il moto federativo presuppone un’unità politica di fondo che si concretizza geograficamente in una città capoluogo ben determinata? Quando Luigi Sturzo pensava al principio di autonomia, ragionava nei termini di una continua relazione col potere centrale. Una presupposto fondamentale che crea un discrimine netto con l’indipendentismo. Anche Raffaele Lombardo, cresciuto tra i fasti scudocrociati, la pensa così, anche se in maniera non del tutto articolata quanto il “parrino” di Caltagirone. Quindi Bossi dovrebbe aggiornare il suo impianto politico culturale.

Che poi, a dirla tutta, il glo-calizzare ha una sua valenza seria, che non si può affatto armonizzare con il dis-locare. Guardiamo alla Calabria, con una presidenza della Regione a Catanzaro e il consiglio  a Raggio. Sapete dirmi dove sta lo sviluppo? Non c’è risposta. Oppure guardiamo alla nostra cara Sicilia, sturziana nello spirito ma famelica e secessionista nei buchi di bilancio. Tra Sanità, formazione, turismo e agricultura. Come metterla poi coi tanti dirigenti troppo indipendenti? Non è questione politica, ma culturale. Che dire dunque: federalismo, autonomia, devoluzione: a parole è tutto bello. Diamo un contenuto però ai progetti. Lo spirito ha da essere il Bene pubblico, non la somma d’interessi particolari.

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