La politica che vorremmo

di Fernando M. Adonia da www.cataniapolitica.it

La Politica è decisamente una brutta cosa, una tentazione roboante. Per Carl Schmitt, declinandola al maschile, è il luogo dell’inimicizia. Niente di rassicurante, se posta così. Ma l’inimicizia -non l’odio- può risultare anche utile: l’agonismo dello scontro, come in tutti i campi, produce miglioramento. Ben venga dunque la dialettica, il dibattito duro, i pugni sui tavoli. Anche le inchieste puntigliose e gli editoriali taglienti. Anche il giornalismo è Potere, quindi politica e tentazione. Ma tutto deve avere uno scopo. Per il calcio è far Goal e vincere; per la politica è il Singolo, la Persona, in quanto appartenente a comunità sempre più grandi (famiglia, città, stato, mondo) e concentriche.

La Politica deve dondolare tra il particolare e il generale, creando benessere economico e morale. Nel fare questo deve perseguire con dedizione la causa della Persona, nella sua verità e libertà, e della Giustizia. La politica è sempre quella e la sua ragion d’essere non muta nei secoli. Con lei, non muta neppure l’uomo, il beneficiario unico ed esclusivo dell’agire politico. Da Adamo in poi tutti sono nati e morti. Ognuno con la sua vicenda unica e irripetibile, è chiaro. La certezza è che così sarà nei tempi a venire. Tutti hanno amato, avuto paura e peccato. «Nulla di nuovo sotto il sole», Qoelet diceva giusto. Nella Storia mutano semmai le condizioni e le generazioni, ma non le premesse e gli interrogativi dell’esser-ci. Si alternano i Politici, i linguaggi e i bisogni. Spesso queste tre entità non mutano sincronicamente, generando ripercussioni imprevedibili: sbavature che intorpidiscono il senso della Giustizia e l’esercizio della Libertà. Rischi letali e sempre urgenti. Se queste premesse sono anche in parte vere e condivise, dovrebbe mutare allora la domanda di partenza: da “La politica che vorresti” a “Il politico che vorrei, voglio e pretendo”. Poiché senza interpreti autorevoli, la politica inevitabilmente scade in qualcosa di sgradevole e velenoso.

Vorrei un politico sobrio, sensato e ragionevole. Non ideologizzato. Capace di far sognare, ma anche di chiedere, senza timore, di stringer la cinghia. Non amante di sé stesso, ma tutto proteso verso la sua missione collettiva. Responsabile delle proprie azioni, senza giustificazioni arroganti. Chiaro e coerente. Rispettoso degli altri, della sua generazione, del suo passato e della gente che verrà. Amante delle regole. Né più e né meno peccatore di chiunque altro. Che cerchi il dialogo, ma che sappia compiere pure azioni ardite. Un politico che sappia rifiutare il compromesso e le scorciatoie. Che eviti gli insulti e la demagogia. Che a nessuno chieda il sacrificio della vita, se non a sé stesso. Lo vorrei che sappia rinunciare agli interessi di parte. Vorrei un politico che si faccia assente davanti al popolo che rappresenta. Che faccia funzionare le cose. Che si senta nel gregge, anche se di esso è il pastore.

L’occhio malizioso, abituato agli ultimi quindici anni di scontro politico italiano, sentenzierebbe che per accogliere un politico di tal spessore è necessario che non ci sia più la democrazia e che non ci sia più l’Italia. Certo, le democrazie hanno bisogno di stingere sui numeri, su sondaggi quinquennali chiamati elezioni e di fare costantemente propaganda alzando i toni, puntando al sensazionale. Ma la democrazia non è solo questo, anzi potrebbe non esserlo affatto: è rappresentanza e -ancor più- partecipazione. La democrazia è l’invito a farsi carico dei problemi della Polis. È la chiamata universale alla vita activa: l’incontro tra le aspirazioni della grecità, della cristianità e della ragione laica. Democrazia è la Ratio che si fa carico del “sé” e dell’”altro”. Tutti sono chiamati ad agire ed inter-agire, a mettere in gioco -per dirla con Jürgen Habermas- la propria «lebenswelt», il mondo vitale. Su queste premesse la difesa della dignità della persona umana, tanto cara ai Cattolici può trovare sponda e alleati.

La posta in gioco è alta: solo una classe politica animata dal buonsenso può creare le condizioni per un autentico sviluppo verso l’umano e le sue aspettative. Vorrei un politico, quindi, coinvolto nelle aspirazioni e nei drammi dell’Umanità. Vorrei il trionfo tutto terraneo dell’umiltà.

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