L’evoluzione infine si chiama Lombardo

di Fernando M. Adonia da www.cataniapolitica.it

La naturale evoluzione della specie autonomista? Dopo due giorni di assemblea regionale mpa, entro l’algida cornice del palaghiaccio di Catania, non si capisce quale sia l’approdo futuro del movimento di Raffaele Lombardo. Forse il lasso di tempo è troppo breve per giudicare. Magari ne sono stai sparsi i semi, congelati però entro quello stesso freddo di un palazzetto, che per uno strano caso del destino è posizionato lungo la playa e che ha accolto il meeting della ‘colomba’ proprio nel primo fine settimana estivo della stagione. Gelo dentro e caldo fuori. E fu così che per arrivare al Viale Kennedy, le rotatorie non hanno retto alla gran massa dei bagnanti e all’entusiasmo autonomista. Centinaia e centinaia i presenti. C’è poco da dire: la macchina organizzativa ha funzionato alla perfezione.

“Un partito di lotta e di governo” queste sono le linee che dovrebbero condurre l’mpa verso il partito del Sud. Un motto tanto caro agli ex comunisti, ma anche tanto in voga tra gli omologhi padani. La differenza è che il partito di Lombardo, seppur giovane, ha un curriculum di governo invidiabile. Manca la militanza, mancano le parole d’ordine che scaldano i cuori. “Autonomia, indipendenza e secessione” lasciano indifferenti la platea. Tira di più “riforme”, ma solo se ad annunciarla è Lombardo. Tolto però il piano sanitario di Massimo Russo, il pubblico non sa esattamente quali siano. Ma non importa.

A Raffaele Lombardo non bastano più i colonnelli. Vuole militanti: gente disposta a scendere in piazza, a sudare e lottare per il suo leader e per la Sicilia. E ci ha visto bene. Nell’immaginario comune infatti il militante autonomista è un calcolatore di segreteria. Un cliente. Mancano le parole d’ordine tipiche di un movimento di rottura. Manca una produzione culturale competitiva. Non ci sono banchetti librai. I nove punti programmatici del manifesto redatto dai giovani di Actea-Archè sono un sforzo importante, ma solitario. Non è un caso che sia stato proprio l’appassionato intervento di Leanza, numero due autonomista e fine politico, a dividere la platea. Ha parlato di “sciogliere le correnti”, di essere “indisponibile” a nuovi incarichi e a chiedere a Lombardo di non essere più il primo nel collegium dei capo-corrente, ma il leader indiscusso e super partes di un movimento che secondo i sondaggi dovrebbe viaggiare al “13% dei voti”. Per lui fischi, una standing ovation e l’abbraccio finale con il leaderissimo. Temi certo importanti, ma non esportabili in previsione della creazione di una narrazione autonomista.

Alleanze. All’assemblea mancano soltanto i pidielleisti leali ad Angelino Alfano e Castiglione, i rossi di Sel e i giustizialisti dell’Idv. Per il resto sono tutti presenti, soprattutto gli alleati all’Ars. In prima linea Lupo, Lumìa e Cracolici, sempre più parenti. Vogliono le primarie di coalizione per decidere assieme il prossimo Candidato presidente alla Regione. Proposta rifiutata da Lombardo. Ovviamente. C’è pure Briguglio di Futuro e Libertà. Presenti anche le cravatte arancio-miccichè di Salvo Fleres e Michele Cimino, gli unici tra i presenti che si oppongono a Lombardo. Fds è la sola realtà politica che può “fottere” Lombardo sul tempo e creare da sola il Partito del Sud. A differenza del Presidente della Regione, Miccichè a già superato da tempo lo stretto. Ma nonostante questo, il dialogo c’è. È ovvio però che la “naturale evoluzione” necessità di componenti diverse e spinte diverse. Altrimenti non c’è mutamento rispetto all’assetto attuale. Su questo è più che eloquente l’assenza di Pietro Barcellona, l’intellettuale di prestigio che dovrebbe benedire la ‘cosa autonomista’. Ma lui non c’è, un vuoto simbolico da leggere con attenzione.

Lombardo va avanti. Da parte sua la soddisfazione è tanta. L’evento è riuscito, anche se sono mancati quei colpi di scena tanto attesi. Chi si aspettava un predellino sudista è rimasto deluso. Nonostante ciò è sempre più lui il leader del suo partito. La sua caratura è indiscussa. Per molti è una macchina, capace di resistere due giorni senza mangiare e bere. E lo è davvero. Ma queste doti sono anche il suo limite. Non è da escludere che lui conosca ad uno ad uno i suoi elettori. La sua è una leadership assolutamente orizzontale. Gestisce tutto lui. Dalle elezioni di circoscrizione ai rapporti con gli alleati. Gestisce personalmente le relazioni anche con i singoli Ras dei vari partiti. Lombardo è l’unico che è riuscito a far implodere tutte quelle compagini entrate nella sua orbita. Decide tutto da solo. Questa potrebbe essere una dote. Ma i risultati politici dei quattro gabinetti della sua Presidenza, con le sue maggioranze variabili, dimostrano una tenacia a non mollare unica, ma non una progettualità politica altrettanto efficace. Insomma, Lombardo è tutto: il valore aggiunto, ma anche il punto dolente del suo stesso partito.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...