Santa Rosy Bindi, prega per loro

di Fernando M. Adonia http://www.cataniapolitica.it

“Lombardo è stato in qualche modo sollevato dal sospetto di mafia e declassato al voto di scambio. Ti paresse poco!” Parola di Rosy Bindi, presidente battagliero del Pd. “Qualcuno gli ha fatto anche i complimenti. Vogliamo un intrigo meno chiaro tra politica e penale di questo? Io -ha sottolineato ancora l’esponente democratico- ho preso una posizione chiara. Mentre loro si trincerano sulla situazione locale, io ho posto la questione molte volte, per me si è sbagliato”.

Più chiari di così si muore. La Bindi non si arrampica sugli specchi e sconfessa totalmente le manovre del Pd siciliano. Almeno lei fa un equazione figlia della coerenza: se si chiedono le dimissioni al Premier per le sue faccende giudiziarie; lo si deve fare anche per Raffaele Lombardo. È vero, la procura di Catania non lo vuole sentire per concorso esterno, ma per “semplici” reati elettorali  dove, come mostrano le “carte”, questo voto sarebbe stato presumibilmente richiesto a dei mafiosi. Ma non è questo il punto, sarà la magistratura a rispondere e a chiarire i fatti. Nel frattempo però un discorso morale potrebbe essere avanzato lo stesso, almeno in casa Pd.

Il dato goffo è che non tutto ciò che non ha a che fare con la Mafia è per questo legittimo. Il consesso politico sembra averlo dimenticato. Per questo qualcuno ha esultato ebbro di  doppiezza. Allora ragioniamola con semplicità.  Tra le malattie non ci sono solo tumori e l’hiv, esistono pure patologie meno aggressive, ma lo stesso temibili. I reati elettorali non sono da liquidare come un raffreddore. Essi rivelano una malattia seria che riguarda proprio la dignità della politica stessa. Se non curati con la giusta attenzione possono essere letali per l’intera comunità umana rappresentata nelle istituzioni. Una doppia diagnosi, o doppia morale, non ha senso di esistere.

Su certi silenzi non è colpevole solo il Pd. In prima linea c’è il Pdl. é chiaro.Un certo garantismo sostenuto in difesa del Premier, ha impedito per coerenza di commentare l’affare Lombardo con la dovuta serietà. Quindi silenzio, dignitoso per alcuni aspetti, ma discutibile. Poi c’è il terzo polo: tutto e il contrario di tutto. Sel e Idv sono stati invece chiari, ma non hanno rappresentanza.

Ma torniamo ai democratici. Più volte su queste colonne abbiamo espresso dei pareri negativi sull’attuale convergenza di governo alla regione siciliana. Abbiamo sempre parlato di manovra di palazzo, d’ipocrisia politica e di discontinuità storica. E, ad onor del vero, sulle questioni giudiziarie del Presidente Lombardo siamo stati sempre cauti e non le abbiamo fatte pesare sulle spalle democratiche. Siamo rimasti sempre sul piano politico e culturale. Ora sappiamo che, anche nei piani alti democratici, oltre ad Enzo Bianco, qualcuno ci da ragione. Diciamo che il Pd – almeno da noi- è  stato avvertito per tempo: “questo matrimonio non s’ha da fare”. Ora che a Massimo Russo, uomo simbolo di questa giunta, sta franando il terreno sotto i piedi, che si fa? Poco, molto poco.

Come abbiamo detto più volte, i democratici avrebbero potuto sfruttare con serietà le contraddizioni del centrodestra alla regione, costruendo un alternativa reale. Così non è stato. Ora la palla dell’analisi dovrebbe passare agli elettori Pd. È tempo che si facciano sentire pure loro.

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