Il dubbio di Stancanelli? Lo sciogliamo noi: primarie prima e voto poi!

di Fernando M. Adonia http://www.cataniapolitica.it

Finisce l’era del “Sindaco&Senatore” o del “SenaSindaco”. Nomignoli con i quali ci siamo divertiti ad apostrofare l’avvocato Raffaele Stancanelli. Abbiamo preso spunto da un’ambiguità che era sotto gli occhi di tutti. Ora la Corte Costituzionale ha parlato chiaro: i due incarichi sono incompatibili. Si aspetta dunque una decisione ufficiale da parte del legale di Regalbuto (titolo che nessuno gli può levare): o Roma o (semplicemente) Catania. Già in serata, Stancanelli però, preso d’assalto dai cronisti, ha dichiarato: “opterò per Catania”. Sarà così davvero? Staremo a vedere.

É evidente che qualunque sia la sua scelta vi saranno delle conseguenze politiche ineludibili. Qualora scegliesse Catania, Nino Strano tornerebbe a Palazzo Madama, ingrossando le fila dell’opposizione in Parlamento. Nel 2008 infatti, Strano, ebbro di mortadella e spumante, si candidò nel pdl. A seguito della rottura di Gianfranco Fini con Berlusconi ha aderito al progetto Futuro e Libertà. In Sicilia poi ha sostenuto lo scivolamento verso il centro-sinistra della giunta di Raffaele Lombardo. Stando a questa ipotesi un fetta di elettorato sarebbe nuovamente colpita. Stancanelli se la sente di dar forza a questa triangolazione?

E se invece puntasse su Palazzo Madama che accadrebbe? Facile, si andrebbe al voto. Il dato ignoto è però capire come andarci. Il centrodestra e il centrosinistra se la sentono di passare dalle primarie? A parole, da Alfano in giù, tutti sono aperti a tele ipotesi. Ma sul campo? Le primarie sono pur sempre un’insidia. Vedi il caso Vendola in Puglia, che ha per ben due volte mandato gambe all’aria le armate di D’alema, ma anche quello di Piasapia a Milano. Dove ci sono primarie il livello della politica si alza. I candidati sono senza dubbio migliore, mentre i cittadini sono più partecipi e attenti all’azione amministrativa. Catania ha bisogno di qualità.

A Catania ci vorrebbero le primarie. Soprattutto nel centrodestra. Ci vuole aria nuova. La stagione Scapagnini è stata fallimentare, come dimostrano le recenti sentenze sul “buco di bilancio”. La stagione Stancanelli è stata invece grigia. Non certo per responsabilità sua. La sindacatura dell’ormai ex senasindaco è stata segnata dall’austerità. E -dobbiamo dargliene atto- alcuni risultati sono stati raggiunti. Ma la sua vecchia candidatura nasce da un peccato originale: il cambio in corsa con Castiglione per la candidatura a Palazzo degli elefanti: un bruttissimo esempio di partitocrazia di ritorno. Mettiamo anche che è stato eletto con molti meno voti rispetto alla sua maggioranza in Consiglio. E che sempre la maggioranza che lo ha sostenuto, oramai, esiste solo al comune di Catania.

Quando il quadro politico muta, è giusto passare la palla hai cittadini. Che, peraltro, alla prossima tornata usufruiranno di una nuova legge elettorale che nei fatti disinnesca l’effetto trascinamento delle liste sul sindaco. Si punterà sugli uomini dunque. Stancanelli non ne abbia a male, ma la sua elezione è figlia di un quadro che non esiste più. Dovrebbe dimettersi da sindaco, permettendo di agganciare l’eventuale voto catanese con quello di Palermo. Magari ci troveremmo di nuovo avanti ad un election-day di vasta scala come tre anni fa. Tutto dipende se la lega farà saltare il governo nazionale per evitare il referendum elettorale. Se Stancanelli vuole tornare a essere sindaco passi dalle primarie. Nessuno glielo vieterebbe.

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