E ad Assisi arrivano anche gli atei

di Fernando M. Adonia da http://www.fareitaliamag.com

Ci saranno pure gli atei e gli agnostici alla IV giornata interreligiosa di Assisi. Benedetto XVI, a venticinque anni dallo storico evento voluto da Giovanni Paolo II, fa un passo ulteriore in direzione del dialogo: ha voluto che a pregare per la “pace nel mondo” fossero coinvolti anche quegli “uomini di buona volontà” che non si riconosco in nessuna confessione tradizionale, ma che allo stesso tempo sono alla ricerca del “senso ultimo” e vivono, al pari dei credenti, i drammi dell’umanità. Dopo l’apertura al “cortile dei gentili”, arriva un nuovo impulso del Papa in favore della laicità, soprattutto in un momento decisivo della storia mondiale. Si pensi al Maghreb che oggi, libero da vecchie tirannie, ha davanti a sé un grossa sfida: far convivere assieme, entro istituzioni democratiche, laici ed islamici.

A comporre la delegazione “atea” saranno quattro campioni del razionalismo contemporaneo. In prima fila ci sarà Julia Kristeva, psicanalista bulgara che ha collaborato con Michel Foucault, Roland Barthes, Jacques Derrida e Philippe Sollers. Con lei Guillermo Hurtado, membro dell’Instituto de Investigaciones Filosoficas dell’Università di Mexico Unam; l’economista Walter Baier, animatore della rete “Transform!”, forum che raggruppa riviste e think tanks della sinistra europea, e membro di spicco del partito comunista austriaco. E in fine il il filosofo nostrano Remo Bodei, che sulla scia dell’Ateismo nel Cristianesimo di Ernst Bloch sta lavorando ad un programma di “religiosità laica”.

La giornata della pace è un evento religioso ma dalle finalità chiaramente politiche. I conflitti tra popoli sono un dramma secolare a cui solo la politica può e deve dare risposte. Non a caso i convenuti di Assisi non pregheranno un generico Dio-Uno più prossimo alla filosofia che alla fede, ma ognuno Lo pregherà secondo la propria tradizione. Non c’è alcun sincretismo di fondo. Semmai c’è in prima battuta l’autocoscienza che anche i religiosi, fuori dalla legittimità della propria ascesi, sono cittadini di questa Terra e come tali responsabili del suo futuro. Dall’altra c’è pure l’atteggiamento sempre gradito e dis-armante del dialogo, a cui è difficile sottrarsi.

Dal 1986 a oggi sono mutati i quadri. L’emisfero del marxismo è collassato. E neanche il più profetico dei visionari avrebbe mai previsto che un comunista sarebbe stato invitato ad Assisi venticinque anni dopo. Come nessuno avrebbe previsto che il presidente della laicissima Francia avrebbe parlato di “laicità positiva” dall’interno di San Giovanni in Laterano. Ci voleva un contesto di pace e dialogo affinché Ratzinger e Sarkozy si mettessero d’accordo su di un punto: laicità “è” positiva, mettendo così fine alla disputa se la ragione laica sia nata grazie al cristianesimo o all’illuminismo. Lo snodo centrale su cui bisogna affaticarsi ora assieme, in un campo di lavoro pro-fanum (fuori dal tempio) e comune è il bene pubblico. Qui lo sforzo deve essere costante, senza fraintendimenti e scomuniche. Il principio fondamentale che deve fare da bussola è il reciproco rispetto delle sensibilità e dei ruoli. Non ci si faccia illusioni, la sfida più ardua è non sconfinare.

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