Il giudice che viene da lontano

di Fernando M. Adonia da http://www.cataniapolitica.it


É Giovanni Salvi il nuovo capitano della Procura catanese. Un uomo che viene da lontano, un giudice che non ha mai frequentato le aule catanesi. Negli ultimi vent’anni è stato sostituto a Roma. Ha condotto indagini importanti: la strage di Ustica, l’omicidio Pecorelli, il caso Calvi, ma anche inchieste sui Nar, Brigate Rosse e Nuove Br. Dunque un esperto di trame nere e terrorismo.

Ma che “ci azzecca” – per dirla con le parole di un altro magistrato – un personaggio con un curriculum simile a Catania, dove lo scontro politico è arrivato al massimo a quattro ceffoni? Probabilmente nulla. Forse però è proprio questo il suo punto di forza: l’essere totalmente distante dalle logiche siciliane ed etnee.

Catania è una città strana. Da mesi la politica è in bilico. Si è rischiato di vedere il Sindaco Stancanelli dimettersi da Palazzo degli Elefanti. Ma l’attenzione dell’intelligenza catanese è stata rivolta verso un altro palazzo, quello di Piazza Verga. Per “condizionare” (si fa per dire) la scelta de Csm in favore di un “esterno” sono scese in piazza le bandiere rosse di Sel, ma anche gli attivisti di Cittàinsieme coadiuvati da numerose sigle dal mondo delle associazioni. Tutti a chiedere “aria nuova in procura” e la fine dei tanti “veleni”che l’hanno attraversdata. C’è stata anche una manifestazione del tutto singolare, quella dell’avv. Arnone, vicino a Legambiente e Pd. Il quale ha fatto girare per intere giornate un camion pubblicitario intorno al palazzo di giustizia, per ottenere che il Csm non optasse sul giudice Gennaro come capo della Procura. Roba mai vista.

È strano dunque che a Catania ci sia stata una grossissima attesa su questa nomina, come se su di essa dovessero ricadere le sorti dell’intera città. Ed in parte è così. Anche perché l’immagine che la procura ha dato di sé stessa negli ultimi tempi non è stata tra le migliori. Le sensazione è stata quella di una istituzione opaca. Si pensi alla polemiche in merito alle scelte del reggente Patanè sulla posizione dei fratelli Lombardo nell’inchiesta Iblis. Ma anche sull’esito dell’intera faccenda sul parcheggio di Piazza Europa.

Catania è una città che non ha fatto ancora i conti con la propria coscienza. Che non ha scelto nettamente da che parte stare, se con la giustizia e la legalità o con quel minestrone insalubre dato da malapolitica, ipocrisia, scarsa impresa e criminalità organizzata. Ciò è avvenuto perché i catanesi non hanno trovato punti fermi, soprattutto da parte di una istituzione che dovrebbe brillare per rigore e trasparenza. In un tessuto politico dove i poteri sono cristallini e autorevoli il beneficio è per tutti. Questa è una delle vecchie regole della democrazia. É molto probabile che Giovanni Salvi sarà all’altezza dell’incarico che sta andando a ricoprire. A lui dunque vanno le migliori aspirazioni della città.

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