La responsabilità del cerino

di Fernando M. Adonia da http://www.fareitaliamag.it

Giornate di stress per la coscienza laica francese. Due eventi apparentemente distanti ne minano la stabilità. Martedì scorso un attentato incendiario, di probabile matrice islamica, ha devastato la redazione della rivista satirica Charlie Hebdei. La stessa che nel 2006 aveva ripreso le famigerate vignette “blasfeme” su Maometto pubblicate dai danesi di Jyllands Posten.

Il mondo cattolico “integrista” invece si è dato appuntamento davanti al Théâtre de la Ville di Parigi per contestare lo spettacolo Sul concetto di volto nel figlio di Dio di Romeo Castellucci, ritenuto “cristianofobico” e “blasfemo”.Non sono mancati i momenti di tensione, con cariche della polizia e arresti. Nello spettacolo l’icona di Gesù fa da sfondo alla vicende di un padre malato accudito dal figlio, che lo ripulisce continuamente dalle feci disseminate su tutto il palco . La scena “oltraggiosa” è nelle battute finali: dei bambini lanciano granate contro il volto di Cristo, mentre su di esso cala un liquido scuro (per i contestatori melma) lasciando spazio alla scritta “Tu (non) sei il mio pastore”.

Per Castellucci l’opera è tutt’altro che “blasfema”. «Perdono i contestatori, perché non sanno quello che fanno». Sembra un’uscita provocatoria. Ma è con questa battuta vuole chiarire il senso del suo lavoro: «Non hanno visto lo spettacolo e non sanno che è spirituale e cristico». «L’opera – scrive Castellucci in una lettera aperta – è una riflessione sul decadimento, sul mistero della fine. Gli escrementi non sono altro che la metafora del martirio umano come condizione ultima e reale.Il volto di Cristo illumina con la potenza del suo sguardo tutto questo; e interroga ciascuno spettatore nel profondo».

Un clamoroso fraintendimento? Forse. Ma una lettura fondamentalista rischia di essere sbagliata e riduttiva. Almeno senza le dovute precisazioni. Il tessuto transalpino è sfaccettato e sorprendente assieme. La Francia è sicuramente il Paese democratico dai tratti laicisti più marcati; ma è anche la nazione occidentale con il più alto numero di musulmani, dove la comunità di fedeli di sangue francese è tra le più autorevoli e colte dell’intero consesso islamico; mentre il tradizionalismo cattolico ha un bacino di consenso tra i più estesi e ferventi d’Europa. Ognuna di queste tre fazioni fa del proprio credo un chiaro motivo d’identità politica e sociale, non senza conflitti. Dove armonizzarli è impresa non facile.

Perché questa tensione? L’errore storico della laicité è stato di presupporre che la vita pubblica e la coscienza religiosa fossero due realtà in conflitto. Fino a credere che per disinnescare ogni possibile attrito si dovesse appiattire ogni identità religiosa, confinando lo spirituale nel privato. Come nella questione sul velo. Ipotesi che ha acuito le differenze, anziché smussarle. E che dire poi della lotta per la secolarizzazione, che da legittima rivendicazione per la laicità è divenuta squalifica politica e culturale dell’intero mondo cattolico. Un ferita mai sanata nella coscienza francese. I cui scolii sono ancora sotto gli occhi di tutti.

Oggi si parla giustamente di laicità positiva. Ma bisogna fare davvero i conti con essa per vederla realizzata. Su tutti e tre i fronti. Convivere tra le differenze vuol dire rispettarsi, promuovendo una dialettica leale ma franca. L’arte ha tutte le ragioni di rivendicare per sé la libertà d’espressione, ma esiste un limite oltre il quale la libera ricerca diventa provocazione. Magari non è questo il caso di Castellucci, dove la sua opera, sicuramente fraintesa, è servita al mondo cattolico per risvegliare alcune delle sue istanze identitarie. Ma questo criterio vale anche e sopratutto per le vignette “blasfeme”. Dove la condanna agli attentati è ovvia, ma dove non si può neanche omettere che chi ha dato in mano il cerino ha di certo delle responsabilità.

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