Lombardo, Stancanelli, Monti: il contaggio tecnico-politico‏

di Fernando M. Adonia da http://www.cataniapolitica.it (12 Novembre)

Hanno tecnicizzato il paese. La politica è stata commissariata. Tanto che il comitato di redazione di questo fogliaccio on line è in riunione permanente per rivedere il proprio nome. Avrete nostre notizie.

Per chi la vede dal Continente, l’ipotesi Monti sembra un segnale di discontinuità. Ma per chi la vede da sotto il Vulcano le cose sono ben diverse. Il tecnicismo è un virus che si è propagato pian piano. Un viaggio molto-poco-ideale che va da Grammichele a Roma, passando da palazzo degli Elefanti e d’Orleans. Fu proprio Raffaele Lombardo a lanciarne la moda, insediando un gabinetto tecnico-post-elettorale chiamato a “riformare la Sicilia”. Poi venne il tempo dell’altro Raffaele, l’avv. Stancanelli, così politico da essere pure senatore, che però, per tenere a bada la sua maggioranza l’ha rimpiazzata con tecnici e professoroni. Ora è giunto a Roma il tempo dell’uomo delle banche e dei poteri forti.

Si chiama Mario Monti è esponente di quella stessa finanza che trascinato il globo nella crisi. Ma tutti lo vogliono, tutti lo amano. Compreso il presidente della Regione siciliana. Che lo benedice parlando dell’opportunità di mettere assieme una coalizione che va“dal piccolo Mpa al Pdl, perché c’é una situazione d’ermergenza da affrontare per il bene del Paese ”. Parole responsabili, peccato che queste formazioni già stavano assieme prima di ogni ipotesi tecnica. É possibile che sia Monti il mago salda tutto? Pare di si. Nel frattempo però Lombardo torna a civettare col Grande Sud di Miccichè per fare non si sa cosa alla regione e al comune di Palermo.

E il sindaco di Catania che dice? Lo benedice pure lui a SuperMario? Infondo sembra che si siano dati il cambio al Senato. Uno entra e l’altro esce. Magari scambiandosi un affettuoso saluto nei bar di palazzo Madama. Con accompagnamento di vino bianco e mortadella offerto dall’austero Nino Strano. Ragionando per analogia Stancanelli, vicino a La Russa, dovrebbe optare per il voto anticipato. Ma, si sa, la logica dei capi corrente, superato lo stretto, crolla. Infondo nella mente del Sindaco un dubbio s’insinua. “Ho lasciato il Senato, perchè convinto che lo sciogliessero. Qua sembra  però  che si siano attaccati tutti alla poltrona. Mi hanno…”. Pensiero legittimo.

Fatto sta che, ironia o no, questa fase palesa tutta la debolezza della politica nostrana. Le maggioranze bulgare si sciolgono, mentre a decidere devono essere per forza organismi esterni. La cosa peggiore è che i partiti si piegano volentieri a questa logica. Consapevoli che certi provvedimenti è meglio che li prenda qualcuno che poi non dovrà presentare il proprio curriculum agli elettori. Infondo, il ragionamento è questo: se lacrime e sangue devono essere, almeno non dovrò versarle io. Non gli si può dare torto. Sta a noi però il diritto-dovere alle prossime elezioni di siglare il simbolo giusto, ovvero: il meno peggio.

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