Barcellona e la nostra pochezza

di Fernando M.Adonia http://www.cataniapolitica.it

Il disastro di Barcellona deve essere un motivo per riflettere su di noi siciliani. Sulle nostre tare, i nostri complessi e la nostra inconsistenza economica. Con questo non vogliamo spostare la riflessione entro il dibattito, seppur legittimo, sulle responsabilità dell’accaduto. Ma indagare su qualche meccanismo mentale che ha preso forma ieri. Bastava sbirciare su i profili di Facebook e twitter. Tutti a lanciare un “de prufondis” drammatico: “i media hanno abbandonato gli alluvionati, non ne parla nessuno”. Strano però che la prima notizia a campeggiare su i siti e gli stampati dei maggiori giornali nazionali era appunto questa. Perché questo abbaglio? Per l’assurda omissione di due anni fa, mentre i morti di Vampolieri erano ancora caldi? Certo che si. L’umiliazione di allora brucia ancora. Ma non si può rimanere fermi al passato. Questo è avvio, anche perché le lamentele non commuovono nessuno. Anzi, infastidiscono.

La copertura mediatica è stata soddisfacente. No, affatto. Ma anche lì l’interrogativo è capire il perché. Infondo, parlando in termini giornalistici quella di ieri era una notizia, che meritava sicuramente dirette continuate e la riforma dei palinsesti televisivi. Ma cosa è che è mancato? I soldi. Non facciamoci illusioni. Per raccontare gli eventi ci vogliono risorse. Tanti ieri, tra fotografi e free lanche, sono rimasti letteralmente a piedi, nell’impossibilità di raggiungere i luoghi del disastro. L’informazione necessita di fondi e di editori che sappiano fare il proprio mestiere. E ancora ci vuole un tessuto dove l’imprenditoria è viva. Senza questi stimoli, anche la qualità giornalistica sarà destinata all’approssimazione. Aggiungiamo anche un fattore decisivo: siamo distanti dai grandi centri mediatici. Perché, in termini mediatici, le tragedie dell’Aquila o di Genova hanno avuto una eco così grande? Ve lo sieti chiesti? Semplice perchè sono centri ad una ora di strada da Roma e Milano, i due poli televisivi italiani. Sembrerà una banalità, ma in termini pratici bisogna ragionarla anche così. A nostro detrimento, ovviamente.

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