Sarà la base a benedire l’autonomismo-democratico?

di Fernando M. Adonia da http://www.cataniapolitica.it

L’attesa è finita. A decidere sull’alleanza tra democratici e il terzo polo sarà la base. Il senatore Enzo Bianco, leader della corrente liberal del Pd, esulta davanti alla delibera del comitato regionale dei garanti del partito. L’ex sindaco di Catania è stato infatti il più grande oppositore della convergenza alla regione con il blocco autonomista. Non soltanto però per un’allergia ormai inguaribile verso Raffaele Lombardo. Ma anche per un dato squisitamente formale: alle scorse amministrative il Pd concorreva su tutta la linea contro il Movimento per l’autonomia.

Oggi, per certi aspetti, lo snodo è peggiore: la realtà guidata dall’uomo forte di Grammichele si chiama Terzo Polo per la Nazione, un raggruppamento che mette assieme rutelliani, democristiani e i fascio-liberal di Gianfranco Fini. Con tutta evidenza si tratta di un milieu distante mille miglia dalle direttrici che hanno guidato la fondazione del partito di Veltroni prima e di Bersani ora. Appunto per questo sarebbe stato opportuno già da tempo convocare l’intero partito davanti a scelte tanto discontinue. Non dimentichiamo neanche un dato fondamentale: il partito si chiama “democratico”, non diversamente. Non siamo nel Pci, dove le istanze della base erano con diligenza sacrificate alle ragioni di Stato e in ultimo di partito. Il Pd è diverso, almeno sulla carta. Le scorciatoie di palazzo non gli dovrebbero appartenere. Anche se di questi tempi di crisi politica ed economica la democrazia sembra essere commissariata su tutti i fronti della penisola.

Ma torniamo in Sicilia. Le geometrie politiche di Cracolici e Lupo avrebbero dovuto risollevare le sorti di una compagine ridotta a cifre imbarazzanti. Si giustifica così la briscola matta all’Ars. Ma è a Palermo che i nodi stanno venendo al pettine. In primavera si vota per il sindaco. Il cruccio è tradurre la convergenza regionale in un progetto politico competitivo per palazzo delle Aquile. Di mezzo ci si sono messi tutti. In Particolare Rita Borsellino, che piace a tutti, ma non ne vuole sentire di larghe intese. Se non quelle naturali con Idv e Sel. Piace anche a Lombardo, a cui non dispiacerebbe una santa alleanza anti-Alfano guidata proprio da un personaggio di così alto profilo.

Il curriculum della sorella di Paolo racconta però una storia di alternativa elettorale a Cuffaro e Lombardo, sopra il quale sarebbe insensato sacrificare coerenza e lealtà per andare ad amministrare un comune al dissesto. Insomma, solo un ricorso generale agli elettori può salvare il pd siciliano dalla deflagrazione. Se la base benedirà Lombardo non si potranno accampare più scuse. Con buona pace di Enzo Bianco, che ne potrebbe uscire pure con le ossa rotte. Infondo: vox popoli, vox Dei.

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