Uccisa per la sua scelta di essere

di Fernando M. Adonia da www.fareitaliamag.it

Un nuovo caso di martirio domestico. Può essere sintetizzata così la tragedia di Rachida Radi. La trentacinquenne  marocchina uccisa a martellate sul cranio dal marito nel salotto di casa sua a Brescello. Lui è un musulmano osservante e schivo. Lei invece una madre di famiglia generosa e vitale, con un solo  grande desiderio: integrarsi con il tessuto umano e civile italiano. Un percorso verso il nuovo segnato da due tappe fondamentali: l’avvicinamento al cattolicesimo e  alla parrocchia e il divorzio, inoltrato alle autorità marocchine, dal marito. Un affronto, una vergogna angosciante che ha fatto perdere la ragione a Mohamed El Ayani.

Parlare di solo martirio sarebbe consolante, ma riduttivo, almeno sotto il profilo civile. Non abbiamo gli strumenti per affermare se l’effusione di sangue di Rachida abbia o no il marchio della testimonianza cristiana. Lasciamo libertà alle autorità religiose di esprimersi in tale senso. Certo, sarebbe edificante però pensare che sia una santa. I martiri hanno avuto da sempre una grande funzione sociale, quella cioè d’infondere coraggio tra gli umili. Perché di questo ce n’è davvero bisogno. Sono infatti tante le donne mussulmane, ma anche di origine indù, che vivono oppresse tra le mura domestiche. Vittime di un clima asfissiante e schizoide: gustare le libertà occidentali, ma reprimerle in favore di un giogo culturale d’origine insopportabile e superato.

Favorire l’integrazione significa salvare vite umane. Non è un’esagerazione. Quando l’immigrato, qualunque sia il ceppo religioso d’origine, usa violenza sulle donne, lo fa perché lo ritiene legittimo entro i propri orizzonti culturali. É più che probabile che il Mohamed El Ayani di turno, nel momento di usare violenza sulla propria moglie o figlia, si sia dato tutte le giustificazioni del caso. Si sia autoassolto davanti al proprio tribunale interiore dell’onore.

Ma qui siamo in Occidente. Le donne hanno uno statuto di dignità pari a quello degli uomini. Non ci sono sconti. Bisogna accettare questo criterio e basta. Senza esitazione. L’integrazione è dunque un obbligo. Con questo non si vuole dire agli immigrati di abiurare il proprio credo, ma di piegarsi invece a quanto di buono e di dignitoso viene promosso dalle autorità civili. Uno sforzo bilaterale, certo, che deve però coinvolgere tutti. L’Occidente deve in primo luogo favorire questo processo dando la migliore immagine di sé. In fondo è comprensibile l’allergia di certi immigrati convinti che l’unico grado di evoluzione delle “femmine” italiane sia “Uomini e donne” e il velinismo totalitario. La gazzetta ufficiale televisiva  propone questo modello e una certa politica in questi anni lo ha inevitabilmente favorito. Ma l’Italia è sopratutto altro. Rachida ne è l’esempio. Aveva tante opzioni davanti a sé, ma lei ha scelto l’essere e non l’apparire. Ed è morta per questo.

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