Attenti a Lino Leanza

di Fernando M. Adonia da http://www.cataniapolitica.it

O forse sarebbe meglio dire: dategli ascolto. Ad aprire le orecchie dovrebbero militanti e dirigenti dell’ Mpa di Raffaele Lombardo. Anche perché il più volte assessore regionale nato a Maletto, un suo pubblico lo ha. Ed anche folto. Erano infatti in

tremila alle Ciminiere per la presentazione della neonata “Articolo 4”, l’associazione benedetta dallo stesso “numero 2” autonomista.

La tentazione è di pensare che quella di Leanza sia un’azione propedeutica ad un divorzio con Lombardo. Da oltre un anno si vocifera di un suo ritorno nell’Udc di Casini o di un passaggio tra le fila dei fascioliberal di Gianfranco Fini. Voci però prive di fondatezza. Lino è sempre stato al fianco di Raffaele. Sin dall’università. L’unica parentesi è stata a metà degli anni ‘90. A quando cioè Leanza aderì a Forza Italia. Ma non fu un tradimento: in quello stesso periodo l’uomo forte di Grammichele si prese una pausa forzata dalla politica, segnata da alcuni fatti giudiziari successivamente risolti. Dopodiché la scalata di Lombardo è nota a tutti: un cammino inarrestabile sulla scena politica isolana e nazionale. Una cosa però non è altrettanto evidente. Di quella scalata Leanza ne è uno dei motori, sia politici che elettorali. L’unica personalità che  all’interno dell’ mpa riesce a guardare negli occhi Raffaele senza cedere.

In altri termini stiamo parlando della coscienza critica autonomista. Ciò che Leanza auspica è un ritorno allo “spirito del 2005”, anno di nascita del movimento. Ma anche ad un riqualificazione dello spessore della classe dirigente. Da tempo infatti Leanza ha lanciato l’idea di primarie interne al partito. Oggi parla di introdurre un tetto ai “mandati” e alle candidature, di sciogliere le correnti. Ma anche di non assecondare i mantra dell’antipolitica, riuscendo ad affrancare quella “buona” politica che opera nelle istituzioni, dalla cattiva pula. Ciò significa dire basta anche a quella prassi che suole collocare i “trombati” elettorali entro posti di sottogoverno, guastando l’efficacia amministrativa degli enti stessi.

L’ Mpa dovrebbe darsi nuovi obiettivi. Il primo è stato raggiunto: portare Lombardo a Palazzo d’Orlans. La “necessaria evoluzione” però non è ancora arrivata. Il motivo è paradossale. Un consigliere comunale anonimo ebbe a dire: “il limite dell’mpa è proprio Lombardo: decide tutto lui, bloccando per mesi il partito”. Molti autonomisti la pensano così, ma non si espongono. Il fatto politico è che il partito non si è sviluppato, che non è stata fatta la giusta selezione della classe dirigente. Il movimento ha continuato a vivere della stessa prassi territoriale scudocrociata. Leanza lo sa benissimo. Come sa perfettamente che l’idea di Lombardo di assoldare “militanti” è affascinante, ma che non può reggere se poi la vera intenzione è quella di creare nuovi feddayn pronti alla cieca “obbedienza”.

Nel 2006 il giornalista Nuccio Mulino scrisse quello che ad oggi sembra l’unico testo di riferimento mpa, Il movimento per L’autonomia di Raffaele Lombardo con prefazione di Pietrangelo Buttafuoco (Caefor, Troina). Un testo puntuale, con un’unica pecca: quella di essere stato eluso dai dirigenti della colomba bianca. In esso si parlava già del “dopo”, del futuro. Della necessità di darsi una classe dirigente pronta alla sfida autonomista e di dare seguito a quel nome frutto del lessico sturziano. Una chiosa all’interno taglia e dovrebbe -oggi più che mai- far riflettere i tanti peones del movimento: “l’Autonomia è qui e ora: sbaglierebbe di grosso chi pensasse di fare l’autonomista contando nel frattempo di morire da… democristiano!”. Si diano dunque risposte chiare a quel monito.

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