La farsa del pizzo in Cattedrale. In difesa delle “cravatte blu”.

di Fernando M. Adonia da http://www.cataniapolitica.it

Pizzo in Cattedrale. Racket delle “fotografie”. A denunciarlo è uno dei più importanti quotidiani catanesi. Stando al titolo in prima pagina si tratterebbe di uno scoop incredibile. Ma spulciando l’articolo si leggono invece le solite lamentele stizzite di una suocera da sagrestia. E già. Non si offenda nessuno. Ma la storia raccontata sarebbe da liquidare con un risata. Se non fosse per gli effetti devastanti che ha ingenerato. Si vada su Facebook. La notizia ha fatto il giro del web. Molti leggono il titolo della notizia e giù coi commenti: “che schifo!”, “è uno scandalo”, “preti mafiosi”, etc, etc.

Veniamo però ai fatti raccontati. Un anonimo fotografo, ingaggiato da una famiglia per immortalare il battesimo del figlio, si sarebbe visto vietare l’accesso all’altare. A fermarlo degli uomini in scuro e la cravatta blu. Dei “sgerri”o dei “bravi” di manzoniana memoria? Affatto. Sono solo dei volontari. Ragazzi che mettono a disposizione il loro tempo libero per favorire quel clima di ordine e silenzio proprio di un luogo di culto. Nulla di strano, un semplice servizio come lo si vede in tante altre Cattedrali mondiali, da Milano, al Vaticano fino a Notre Dame di Parigi. A spiegarlo è con il massimo rigore e pulizia Barbaro Scionti, il parroco del Duomo catanese. Che si è appellato a codici, regolamenti e buonsenso, per spiegare alla stampa una storia del tutto normale.

Il vero problema è però un altro. Molti si sono convinti che le chiese siano un luogo di totale libertà, dove tutto è consentito in nome di non sappiamo quale rivelazione. Sopratutto in presenza dei due sacramenti di più alto tenore sociale, battesimo e matrimonio. Come anche durante i giorni dedicati alla “santuzza”. In realtà la cosa che da più fastidio a molti è venire costretti entro regole precise e sentirsi dire un “no” secco e autorevole da chi che sia. L’orgoglio gioca brutti scherzi. Si sa. Ma su questo non si può sorvolare. Per amore della pace si sono tollerati negli anni tante piccole o grandi sbavature. In cattedrale come in tantissime parrocchie di tutta la nazione. Fotografi, parenti, ma anche “parrini” compiacenti. No, non va bene. La festa è finita. C’è un rito, una forma e una tradizione. Con quale giovamento ci si vuole sottrarre? Dov’è dunque la bestemmia e la scandalo commesso in Cattedrale? No, non si riesce proprio a capirlo.

Gli scandali sarebbero invece altri. Quante volte è capitato di andare la domenica a messa e incrociare un battesimo. Per il fedele che assiste dovrebbe essere un momento di gioia. Vero. Ma nella maggior parte di casi è un supplizio. Parenti sguinzagliati tra le navate, tacchi alti e “zizze di fuori”. Vociare. E poi tante luci, dei bagliori. Forse l’Arcangelo Gabriele, lo Spirito Santo o il Cristo glorioso. No, come ebbe a dire un teologo, “è quel cretino del fotografo arrampicato sull’altare”. E che dire poi di quegli altri fotografi zelanti che si giocano il tutto per tutto durante le cerimonie, convinti di essere Bernando Bertolucci o Martin Scorzese. Sono loro a gestire la scena. Sono loro che impongono al prete come muoversi, come mettere le mani, cosa dire e ai bimbi quando piangere. Alcuni lo fanno anche con una certa rigidità mortificante, tanto da paralizzare sposi o genitori. Certo è che non sempre i sacerdoti hanno la stessa forza di San Paolo e si adeguano, anzi subiscono.

Una volta un sacerdote, durante un matrimonio, stava per cominciare la sua omelia. Fa sedere i fedeli. Ad un certo punto sale di corsa un uomo sull’altare. Gli si para davanti il prete. E gli dice: “lei chi è e dove sta andando?”. Lui: “sono il fotografo”. “Bene, si vada a sedere insieme agli altri”. “Ma… io dovrei…”. “Si segga e basta!”. E si sedette. Bene, la scena fece ridere tutti. Il sacerdote in questione fu Padre Alfio Spampinato, sacerdote in prima linea della chiesa catanese. Quello che sarà successo domenica in cattedrale è molto più prossimo ad una scena simile che ad un minaccia di estorsione. Si stia dunque attenti a non annacquare il sacro con pruriti profani. I risultati non sono sempre controllabili.

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Un pensiero su “La farsa del pizzo in Cattedrale. In difesa delle “cravatte blu”.

  1. P. Alfio Spampinato è un grande, ho avuto modo di ascoltarlo solo in una occasione. Severo ma estremamente giusto.
    Detto questo non ho letto sto pezzo de La Sicilia ma sono d’accordo con te su quanto scrivi caro Adonia!!!

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