I formattatori etnei del Pdl

di Fernando M. Adonia da CataniaPolitica (13 Dicembre)

Big Bang nel Pdl. Si sono dati appuntamento a Palma Campana i “rottamatori” del partito azzurro. O, per dirla con un linguaggio 2.0, i “formattatori”. Lo scopo è fornire idee, progetti e valori a alla “cosa” fondata da Silvio Berlusconi. Uno dei primi ad abbracciare l’iniziativa è il catanesissimo Salvo Pogliese, deputato all’assemblea regionale siciliana. A cui ha fatto seguito l’associazione Idee in Azione. A benedirli da Montecitorio è il parlamentare acese Basilio Catanoso. Ci tengono però a precisare: questo “non è un assalto alla dirigenza”. Anzi, “sosteniamo Alfano” e la sua idea del “partito degli onesti”.

Una cosa è chiara. Questo è il tempo dell’autocritica e di nuovi stimoli. L’intuizione del predellino ha fatto sì che il centrodestra tornasse a governare l’Italia. Ma l’ultimo esecutivo Berlusconista ha lasciato un’immagine pessima di sé e del partito. Il pdl è rimasto schiacciato su due fronti. Da un lato dall’eccessivo primato fornito al governo e alla coalizione azzurro-padana; dall’altro dalla mancata strutturazione degli organigrammi di partito sia verticalmente che orizzontalmente, cioè sul territorio. Le vittime di questa fase sono state sicuramente “le buone intenzioni” di tutti.

Ripartire. In primo luogo dall’onestà. A questo è necessaria una nuova classe dirigente, formata tra le file della militanza di partito. Va capito il perché , nell’ultimo esecutivo, il ministro Meloni ha più volte salvato la faccia al governo. La risposta è nello stile militante, che in sé vuol dire studio politico, lavoro duro e umiltà. Virtù che sono evidentemente mancate ad un compagine che ha dato un immagine poco lusinghiera di sé, troppo appiattita sulle beghe affaristico-giudiziarie di alcune prime linee eccellenti. Ma militanza vuole dire anche partecipazione. Non lo si neghi, una certa idea di berlusconismo non ha promosso alcuna seria selezione della classe dirigente. L’idea dominante è stata la cooptazione  “degli amici intimi”, l’esaltazione della cerchia personale dell’ex premier . Un piccola corte -in vero- composta da nani e ballerine. Tutti oggi  in esilio. La rivoluzione italiana doveva essere il “merito”. Così non è stato.

La sfida non è però conclusa. Si faccia scorta dal passato, un bel backup. Si riparta dai fondamentali. Il pdl, o qualunque sarà il suo nome, parta dalle primarie. Magari dalla Sicilia. Le si faccia a Palermo e sopratutto a Catania. Proprio sotto il vulcano, dieci anni fa, i giovani di An le sperimentarono. Con buon risultati di partecipazione, ma con scarso -scarsissimo-  riscontro tra i vertici della fiamma. L’epoca è mutata. Non è più tempo di giochi di palazzo. La gente, illuminata da programmi e valori, deve essere portata al cento della vita politica. Il rischio è di riempire nuovamente i vari consigli con sconosciuti e incompetenti. E sopratutto di ripetere quelle “gioiose macchine da guerra” elettorali incapaci però di governare anche un condominio di periferia. Insomma, mai più “ribaltoni Lombardo”, mai più Cammarata e neanche più consigli comunali bloccati come a Catania. Per questa sfida ci vuole una buona dose di coraggio. Questo ne è il tempo. Anche perchè, senza dischi di ripristino e buoni software, la formattazione rischia di esser un baco millenario.

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