Nascere Terzo Polo per morire democristiani

di Fernando M. Adonia da http://www.cataniapolitica.it

 Se lo scudocrociato se ne va, chi difenderà il governo Lombardo? Davvero difficile dirlo con esattezza. L’uscita della pattuglia Udc dalla maggioranza che sostiene Lombardo determina, inequivocabilmente, la crisi di questa giunta, minata a sinistra dalle incertezze democratiche e all’estremo centro dalle accuse reciproche tra ex democristiani. Il fatto è che dalla seconda giunta Lombardo in poi, l’azione dell’esecutivo in Sicilia è stata segnata da un grado costante di precarietà. Il ribaltamento del responso elettorale, benché abbia prodotto una riforma sanitaria poderosa, non è in stato in grado di sostenere l’azione amministrativa ordinaria. Almeno sotto il profilo dell’immagine.

Perché d’immagine si deve proprio discutere. Ed è proprio essa che nelle ultime ore ne sta uscendo con le ossa rotte. Giampiero D’alia, senatore Udc, sbattendo la porta a Lombardo, ha parlato apertamente di un piano Russo che ha “arricchito potentati economici privati e pubbliche clientele”. Brutta cosa se si pensa che la riforma sanitaria è il fiore all’occhiello di questa maggioranza. Alle sue parole non sono seguite smentite, ma rilanci pesantissimi. Per D’Agostino, capogruppo Ars del mpa “il riferimento al clientelismo è roba per bambini e vien da ridere se l’ammonimento viene dall’Udc che del clientelismo è padre fondatore”. Rincara la dose il fascioliberal Marrocco “Sul piano della gestione del potere l’Udc può solo darci lezioni. Noi di Fli restiamo al governo regionale non certo per strapuntini- per i quali l’Udc in alcune realtà attua una politica dei due forni- bensì per coerenza”. Insomma, verrebbe da dire che il più pulito avrebbe la rogna. Ma il dato politico è un altro, ed è palese da tempo, la presidenza Lombardo, nonostante lo slancio riformista, è nata male e sta finendo peggio.

A questa crisi amministrativa va aggiunto un altro fattore. Se la Sicilia è un laboratorio politico, come qualcuno vuole dipingerlo, bisogna aver contezza di due direttrici: qui nasce e muore il Terzo Polo. Inesorabilmente. Ed è proprio in coincidenza del voto amministrativo che si strozza la ‘tercera position tricolore’. Le leggi elettorali in vigore sono strettamente bipolari. Non c’è spazio per terzi incomodi. Sopratutto se quest’ultimo ha velleità di vittoria. Se le finalità sono altre, pazienza. L’Udc di Casini si è disegnato un ruolo intermedio per necessità, dopo che è stata esclusa dalla coalizione berlusconiana del 2008. Non certo per virtù. Si aggiunga un altro ingrediente. La prova delle ultime amministrative in Sicilia, che ha fatto registrare risultati più che soddisfacenti per l’attuale maggioranza Ars, era di fatto in piena alternativa al centrodestra. Con l’ala democratica accanto è arduo parlare di terzo podismo. Resta dunque difficile capire se ha senso o no che l’Udc a Palazzo dei Normanni debba tenere o no la dicitura “per il terzo polo”. Il collocamento naturale Udc è nel centrodestra. Cosa che Casini e Buttiglione sanno benissimo. Basta dunque con questo estremismo centrista. É anacronistico.

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