Ucoii a congresso, tra polemiche e integrazione

di Fernando M. Adonia da http://www.fareitaliamag.it

“Musulmani in Italia: Essere per testimoniare”. È questo il titolo del meeting 2012 dell’Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia (Ucoii) che si è svolto dal 6 all’8 Gennaio a Bellaria (Rimini). “Rinsaldare la fede, conoscere e ripartire”, sono stati questi i propositi per la tre giorni voluta dalla più grossa organizzazione dell’Islam tricolore. Non sono mancate però le polemiche. Sul blog Liberali per Israele si è parlato apertamente di convegno antiebraico. Non è stato da meno il quotidiano Libero, che il 2 gennaio, in un articolo a firma di Andrea Morigi, titolava “L’Italia offre un palco al predicatore antisemita” .

Pietra dello scandalo è la presenza dello sceicco Sawfat Hijazi, tele-imam egiziano di tendenze radicali, dichiarato personaggio “non gradito” dalle autorità britanniche per la sua «inaccettabile glorificazione della violenza terroristica». Fibrillazione anche per la tanto attesa video-conferenza della “star internazionale” Tariq Ramadan, intellettuale franco-svizzero, già collaboratore de Il Riformista, e nipote dell’egiziano Hasan Al-Banna, il fondatore dei Fratelli musulmani. Nelle sue tesi, Ramadan chiama gli immigrati di fede musulmana alla fondazione di un Islam europeo di stampo civile e integrato. Per questo è stimato da più parti come un fedele illuminato. Al contempo però si è più volto espresso in maniera critica nei confronti della politica del governo di Tel Aviv sui territori palestinesi, attirando su di sé l’accusa di “ambiguità e doppiezza” da parte dell’intelligenza liberal-conservatrice continentale. Intanto la parlamentare del Pdl di origine marocchina Soud Sbai ha fatto sapere che nei prossimi giorni presenterà sulla vicenda un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Cancellieri.

Pericolo reale o semplice allarmismo? Certamente, non è mai fruttuoso alcun giudizio preventivo, anche se legittimo. La kermesse di Bellaria si è svolta regolarmente. Le agenzie non hanno battuto alcuna notizia su provocazioni o sermoni al di sopra delle righe. Meglio così. Sono spesso i pregiudizi a creare incomprensioni o tensioni. Fattori di cui non c’è affatto bisogno. Gli islamici d’Italia hanno il pieno diritto di riunirsi liberamente e di propagandare, nel rispetto della legge, le proprie idee. Bisogna avere la forza di dirlo apertamente e difendere questa prerogativa. In fondo, come ha dichiarato Hamza Piccardo, il portavoce dell’Ucoii, all’agenzia Sir, quella musulmana è una “comunità sempre più integrata nel tessuto sociale del paese e che conta ormai circa un milione e mezzo di persone. Abbiamo – ha sottolineato – 300mila ragazzi che frequentano le scuole di ogni ordine e grado, dalla scuola materna all’università, pari ad un quinto della popolazione scolastica e questo è un segno forte di integrazione”. Numeri incoraggianti, frutto anche della linee di apertura al tessuto sociale e alle istituzioni dettate dal neopresidente dell’ Unione, il palestinese Izzedin Elzir.

Come è da accogliere positivamente il commento sobrio e analitico sui recenti casi di follia razzista accaduti a Firenze e Torino. “In Italia, come in tutti le società – ha sottolineato Piccardo – ci sono elementi devianti, ma nel nostro paese non ci sono particolari fenomeni di discriminazione”. Parole importanti, sagge, da accogliere con rispetto e riflessione. Se l’intenzione dell’Islam italiano fosse realmente quella di fomentare intolleranza e violenza, sarebbe stato molto più facile cavalcare politicamente la morte dei due senegalesi a Firenze, anziché stemperare i toni. Queste non sono semplici parole, ma fatti concreti.

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