Forconi, ecco chi c’è dietro

di Fernando M. Adonia da http://www.cataniapolitica.it

 Estrema destra, anarchici, mafiosi. Anzi, la Mafia in persona. Cosa é che spinge la protesta di Forza d’Urto? Chi “c’è dietro” a la rivolta di questi giorni? Bella domanda. Il quesito di sempre. Non c’è iniziativa in Sicilia che non sia deturpata da questa odiosa domanda. La risposta quale’è? Non lo sappiamo. Lasciamo questo ingrato compito a chi di dovere. Sappiamo invece chi è a metterci la faccia, il tempo e anche la prospettiva di una lavoro certo. Sono i lavoratori che da cinque giorni stanno presidiando le piazzole di San Gregorio, di Tremestieri, dell’Hotel Orizzonte ad Acireale e degli altri presidi in Sicilia e Calabria. Al freddo.

A fargli compagnia del vino e il calore sprigionato dai falò dei bancali in fiamme. Sono tanti. Padri di famiglia, ragazzi. Persone, esseri umani, che durante l’anno compiono lavori durissimi. Questa è la gente che da giorni sta bloccando la Sicilia. Gente comune, ecco. Arrabbiati. E che succede di strano? Gli altri, la “gente normale”, la stessa che si mette in fila per ore in prossimità delle rarissime pompe di benzina aperte, non li biasima. Anzi, li sostiene. Tra i bisbigli si pensa che abbiano ragione loro e che dalla riuscita di questa protesta se ne potrà trarre un utile generale.

Questo dovrebbe far pensare. Tanto, tantissimo. Ad esempio ieri notte a San Gregorio c’erano oltre duecento ragazzi accorsi in solidarietà. Non erano né camionisti né agricoltori. Era la Gente comune che vive le stesse preoccupazioni, la stessa crisi. Saliti da Catania, nonostante la scarsezza di carburante. E già. È questo il paradosso di questa agitazione. Non c’è benzina per sostenerla. Chi vuole compiere un gesto di sincera amicizia è nell’ impossibilità di farlo. Ma anche lì, la tecnologia corre in aiuto. Come nella primavera Araba, ieri sulla rete spuntavano “appuntamenti”, inviti, per “salire insieme”. Tutto questo oltre la classiche reti di partiti e movimenti. Anzi, in antitesi.

Qui non si tratta di capire chi ci sia dietro, ma cominciare a capire chi ci sarà di lato. Per farlo questo movimento ha però l’obbligo di portare in Piazza le proprie richieste, chiedere l’esplicito consenso della cittadinanza. Fare un passo politico. Anche per non far morire quanto di buono è emerso o potrebbe emergere in sede di piattaforma strutturata. Che al momento non c’è o, se c’è, è poco visibile.

Intanto la trattativa politica con Raffaele Lombardo alla regione è saltata. Non ha prodotto nulla. Mentre Mario Monti non ha intenzione di assecondare alcuno. La protesta continua dunque regolarmente. Monitorata dalle Prefetture. A mezzanotte si scioglieranno i presidi. Sembra proprio che i leader del movimento non abbiano in mente nessuna forzatura o violazione dei protocolli. Dalla settimana prossima però ci sarà lo scioperò nazionale dei trasportatori a cui seguirà quello dei benzinai. La paralisi regionale avrà quindi ben altra estensione.

A quel punto i giornali e telegiornali non potranno non dargli eco. Che sia chiaro però. Forza d’urto e forconi non hanno avuto risalto non tanto per discriminazione: l’essere siciliani c’entra poco. Ma per il possibile effetto domino. Un paese in paralisi fa oggettivamente paura, tanto quanto un paese senza futuro. Anche i moniti sull’estrema destra, anarchici e mafia, sono spauracchi o temi reali? C’è profonda incertezza anche su questo. Se vogliamo fare un salto nella letteratura, la chiave di lettura di questa storia c’è la può dare il Fight Club di Chuck Palahniuk e la sua trasposizione cinematografica. La prospettiva di un cambiamento radicale che parte dai singoli lavoratori. Infondo, il monito  “noi cuciniamo i tuoi pasti, togliamo la tua immondizia, colleghiamo le tue telefonate, guidiamo le tue ambulanze, ti sorveglimo mentre stai dormendo. Non fare lo stronzo con noi!” se preso sul serio non può che fare accapponare la pelle a chiunque.


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