Forconi, non rendere vani i disagi

di Fernando M. Adonia http://www.cataniapolitica.it

 

Rabbia. Ma anche smarrimento e un pizzico di desolazione. É questo il lascito più evidente delle cinque giornate di Forza D’Urto. Anche perché di risultati, almeno nell’immediato, non ne sono arrivati. E non solo: i leader della protesta sembra che siano entrati in rotta di collisione tra loro. Tutto è ora nelle mani del Professor Mario Monti che mercoledì dovrebbe incontrare il presidente della Regione Raffaele Lombardo per discutere sulle richieste degli scioperanti.

Certo, il disagio è stato tanto. La stanchezze è palese, anche ora che la situazione sembra tornare pian piano alla normalità. La cinque giorni ha sfiancato i presidianti, così come ha piegato i siciliani. Ma non esiste protesta comoda. Diciamolo apertamente. Se così fosse non sarebbe un’agitazione. Sarebbe altro: un gioco forse, sadico magari. Ma siamo in crisi. Non nascondiamocelo più. Prendiamone atto. Chi ha potuto, dal crollo della Lehman a oggi, ha continuato a vivere nell’opulenza. Anche chi “non poteva” si è concesso di tutto, vizi compresi. Con i presidi dei “forconi” è finalmente suonata la sveglia. Almeno in Sicilia. Già in Grecia tutto questo è realtà. Lo si chieda a uno dei tanti studenti ellenici immatricolati nell’ateneo catanese. Disoccupazione, tagli agli stipendi e sequestri. Gli scontri di piazza dei mesi scorsi sono solo l’aspetto più vivace della crisi greca.

L’assenza di benzina, gli scaffali vuoti sono forse un assaggio del futuro che attende la Sicilia. Appunto per questo sarebbe stato ingiusto insistere indefinitamente coi blocchi. Ora è il tempo di rifiatare e riflettere. Di pianificare e sensibilizzare sulla realtà dei fatti. Anche perché la serrata dei forconi viene da lontano. La crisi degli agricoltori e dei pastori è esplosa da tempo in Sardegna, con pignoramenti di terreni, case e macchinari. Ci sono stati anche scontri violentissimi con le forze dell’ordine a Cagliari, proprio sotto il palazzo della Regione. In Sicilia molte aziende sono già affondate a causa dei debiti. Ma anche dei cartelli delle multinazionali che hanno fatto di tutto per ottenere grano a bassissimo prezzo dall’oriente del globo, soffocando così l’economia dell’ex granaio d’Italia. Di questo se n’è parlato poco. Ma è realtà.

E che dire poi del settore del commercio. Il 2012 catanese è iniziato nel modo peggiore possibile, col suicidio di Roberto Manganaro, titolare di una delle più note rivendite di moto cittadine. Motivo del gesto sarebbero stati i debiti. Oggi non c’è piccolo o medio imprenditore che non sia con l’acqua alla gola. Alla crisi di liquidità si è aggiunta poi la “cura Monti”, che dal versante delle tasse ha contribuito a rendere gli italiani, ed in particolare i siciliani, un po’ più poveri. Partendo proprio dal carburante. Che è aumentato per tutti, non solo per gli autotrasportatori. Insieme all’Iva e l’età pensionabile. E poi ci sono le tanto temute Serit ed Equitalia, con i loro tassi di recupero esorbitanti. Pesano pure i premi assicurativi per auto e moto, che negli ultimi anni hanno raggiunto tariffe insopportabili. Non a caso sono in tanti nelle molte zone popolari siciliane a non essere in regola con le Rca. Insomma il disagio era giù una realtà soffocante.

La rivolta dei forconi era dunque necessaria. C’è poco da fare. Non neghiamolo, siamo seduti sopra ad un barile di polvere da sparo. Lo sanno tutti. Come tutti sanno che gli animatori della cinque giorni altro non sono che persone assolutamente normali. Per questo se n’è parlato poco sui media nazionali. E per questi in tanti hanno cercato di detonare la crisi. La miccia siciliana potrebbe bruciare su tutta la nazione con una rapidità esplosiva. La paura che possa accadere è tangibile. Per questo i sospetti di mafiosità, benché avanzati da un personaggio più che autorevole come Ivan Lo Bello, hanno diviso, venendo percepiti dai molti come un atto di censura preventivo e strumentale.

Gli intellettuali non capito cosa stava accadendo. L’ampio consenso popolare ha stordito. Vale su tutte la lettura goffa dei fatti proposta da Paolo Floris D’Arcais direttore di MicroMega, che ha sentenziato “rivolta reazionaria”, “Vandea siciliana”. Cattiva fede o pregiudizio? Una cosa è certa: il maestro della sinistra libertaria italiana non ha inteso a dovere né la Sicilia odierna né la guerra civile vandeana. La storia c’insegna che neanche il genio illuminista di Napoleone se la sentì di marciare contro i contadini di Vandea. Vale lo stesso per le accuse di fascisteria: pretestuose al cento per cento. Anche in questo caso la storia è maestra di contraddizioni: per far cadere il Fascismo sono dovuti entrare gli americani in Sicilia con le “L” gialle sui carri armati, a rappresentare la benedizione del boss mafioso Lucky Luciano. Davanti a questa evidenza, come si può sofisticare sui fatti senza imbarazzo.

C’è poi il fallimento della politica siciliana. Nel passato ovviamente, non pianificando alcuna forma di sviluppo. E in questi giorni. Partendo dal Pd, che ha osteggiato su tutta la linea la protesta. Si sa: la sinistra, i sindacati in particolar modo, hanno sempre visto con un certo sospetto i camionisti: proprietari dei propri mezzi di lavoro e modelli contingenti d’individualità. Troppo distanti da certi cliché. Il paradosso è comunque quello di Raffaele Lombardo, l’unico presidente autonomista della storia siciliana. Gli è sfuggita la situazione di mano. Certi moniti ricordavano le parole d’ordine del primo mpa. Ma nel movimento, dopo la rapida ascesa alla regione, se ne sono scordati un po’ tutti. Forse perché intenti a rintracciare l’ennesima maggioranza all’Ars. La stessa assemblea che per cinque giorni non ha sentito l’urgenza di riunirsi e discutere sulla crisi in corso.

Forza d’Urto ha oggi alcuni passi da compiere, prima di spostare l’agitazione a Roma, sotto i palazzi del governo. Deve chiedere innanzitutto l’appoggio alla gente. Il consenso diretto o, in un certo qual modo, un mandato di rappresentanza esplicito. Puntare ad assemblee cittadine, alla costruzione di una piattaforma condivisa. Sarebbe opportuno organizzare quella stessa simpatia che in molti siciliani hanno già espresso in vario modo nei scorsi giorni. Questo è il momento della partecipazione alla cosa pubblica. Proprio ora che il divario tra chi comanda in Italia (governo, partiti, poteri forti) e cittadini è abissale.

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