Ferrandelli vince con merito. Pd bizantino.

Le primarie servono alla politica. Non si può tornare indietro. Anzi, bisogna ringraziare il Pd per l’innovazione portata al sistema Italia. Certo, bisogna varare dei correttivi. Non tanto perché come a Palermo, ha vinto Ferrandelli, un outsider. Per carità, queste sono, del resto, sorprese gradite. Il punto è definire il limite tra competizione di partito e quella di coalizione. É infatti un suicidio politico portare alle primarie le proprie beghe interne. Nel capoluogo siciliano si sono scontrate tre idee di Pd. Il paradosso è che ha vinto quella componente democratica che aveva come frontman un non-pd. I cervelloni discutano su questo. Che poi Ferrandelli sia un lombardiano striato di umanismo-dipietrista è un fattore che può interessare fino ad un certo punto, almeno per ora: sui giudizi di valore risponderà l’elettorato palermitano. Il dato sensibile su cui bisogna rallegrarsi ora è invece un altro: Ferrandelli è giovane, ragiona in termini di territorio, vive d’impegno sociale. Se le primarie hanno coronato questo modello, Bersani può sorriderne, anche se a denti stretti. Per arrivare ai ventiquattro denti i democrat devono invece mettere da parte bizantinismi e snobberie, dando seguito alla propria vocazione popolare, che è per sua intrinseca natura gioiosa, semplice e vitale.

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