La ricetta di Bagnasco contro la scrisi

di Fernando M. Adonia da http://www.fareitaliamag.it

«Fiducia, inventiva e coesione». È questa la ricetta del cardinal Angelo Bagnasco per uscire dall’attuale crisi economica e sociale. Più volte il porporato, nel corso dell’omelia della messa prepasquale celebrata nei cantieri della Selex-Elsag, azienda del gruppo Finmeccanica, di Genova Sestri Ponente, ha espresso le sue personali preoccupazioni sul momento storico attuale.
“Nel quadro italiano, e genovese in particolare, non mancano – ha detto Bagnasco – le luci insieme alle ombre”. “Dovremmo – ha esortato il prelato – avere la capacità, la forza, la determinazione per poter guardare le cose nel loro insieme e non soltanto nella loro particolarità, che a volte diventa chiusura in sé stessi”. “Bisogna riconnettersi – ha aggiunto il vescovo del capoluogo ligure – ad una più ampia rete di rapporti virtuosi antichi e nuovi, da perseguire perché i problemi singoli possano trovare una soluzione conforme alle aspettative ragionevoli di tutti e di ciascuno”. Il richiamo lanciato ai lavoratori genovesi è dunque quello alla “solidarietà”.
L’incontro con gli operai della Selex è servito anche a ribadire alcuni concetti cardine del pensare cattolico in merito al lavoro: “è una parte importante nella vita di ogni uomo sia perché ci si guadagna il pane onestamente, per sé e per i propri cari; sia perché, secondo il disegno di Dio, ciascuno realizza le proprie capacità e realizza la società civile”. Parole dense di significato, utili a dar valore ai sacrifici che il mondo del lavoro dovrà affrontare per la ripresa del paese, sia in termini fiscali che di prospettiva.
Non è la prima volta però che nel giro di pochi giorni il presidente della Conferenza episcopale italiana, recentemente riconfermato da Benedetto XVI in persona, ha tuonato su questioni di strettissima valenza sociale. L’8 marzo infatti, in un incontro di preparazione alla Pasqua con i politici italiani, ha ammonito contro “l’individualismo” che genera “solitudine” e rinfranca alcuni vezzi italioti quali la “piaga dell’evasione fiscale, l’ impiego a fini personali di beni pubblici; la corruzione e l’ indifferenza verso i poveri”.
Difficile non leggere queste parole come un vero atto di accusa contro una certa prassi politica nostrana. Sopratutto degli ultimi trent’anni. La stessa che ci ha portato agli sconquassi attuali, sia in termini di debito che di competitività. La chiesa italiana è sicuramente portatrice di quei valori di solidarietà, ma anche di sobrietà, che nel tessuto sociale sono andati inevitabilmente persi e di cui ce ne sarebbe un urgente bisogno. È opportuno dunque che la Cei riprenda in mano la sua funzione morale, sopratutto su temi di valenza pubblica.
La riconferma di Bagnasco alla guida dei vescovi Italiani è un chiaro segnale che la Chiesa vuole marcare – seppur nella moderazione e nell’equidistanza – la propria presenza civile, anche in un’ottica di ammonimento. La volontà del Papa è questa, nonostante dallo stesso Vaticano, il segretario di Stato cardinal Tarcisio Bertone, sembrerebbe optare per una linea politico-diplomatica decisamente più conciliante rispetto alle varie cancellerie mondiali. Su questi temi la Chiesa si gioca una partita decisiva. Anche perché, se il mondo cattolico non riesce a porsi in un piano di alterità rispetto alle dinamiche del potere propriamente detto, esso deturperebbe la propria missione civilizzatrice “ad gentes”, che sicuramente è anche a beneficio dei laici. Infondo, il teologo Karl Rahner lo aveva detto per tempo, “l’opzione fondamentale” è in direzione degli ultimi. Monito -ahi noi- non ancora eludibile.

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