Regione Sicilia. Tanti nomi, un solo Presidente.


Motori elettorali sempre più caldi in Sicilia. Il voto per la presidenza della regione è sempre più prossimo. Il 28 luglio Raffaele Lombardo dovrebbe dimettersi da Palazzo d’Orleans. La promessa verrà certo mantenuta. Parola d’onore. Anche se in Sicilia “fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio”. Il punto è che il leader autonomista è stato preso con il massimo della serietà, soprattutto dai vertici dei partiti regionali e nazionali. Le segreterie sono già a lavoro. E fioccano i nomi.

Claudio Fava l’uomo di Nichi Vendola in Sicilia, avrebbe accettato l’invito di vari artisti e intellettuali a scendere in campo. Fra questi, Dacia Maraini, Leo Gullotta, Nando Dalla Chiesa, Beppe Fiorello, Nino Frassica e Franco Battiato. Nomi di peso per un cognome che pesa. Gira il nome anche di Giovanni Puglisi, presidente della Fondazione Sicilia. Il quale però non si sbottona: “Non si può pensare di partire dal nome per poi imporre percorsi e alleanze – ha detto Puglisi – Si cominci da un programma serio e vincolante e solo dopo si discuta dei nomi”.

A palazzo D’Orleans sembra rivolgere un pensierino anche Fabio Granata, finiano di ferro con il pallino del giustizialismo. Ha le idee molto chiare invece Rosario Crocetta, l’ex sindaco di antimafia Gela oggi europarlamentare Pd. Ha l’appoggio della base, ma non ancora quello dei vertici. Promette una “rivoluzione copernicana” in Sicilia. Ha le carte in regola per vincere.

Dopo la batosta di Palermo, la segreteria regionale del pdl apre alla primarie di coalizione. Dove la schiera dei coalizzati non è ancora chiara. Dopo tre anni di insulti e sgambetti Giuseppe Castiglione apre al Nuovo Polo di Raffaele Lombardo, la cosa-post-terzo-polista che conta 24 parlamentari all’assemblea regionale. Intanto, Adolfo Urso, dai microfoni del meeting catanese del pensatoio FareItalia, ha lanciato la candidatura di Nello Musumeci, l’ex presidente della provincia etnea durante la “primavera catanese”. Il quale avrebbe accettato, nonostante le perplessità di Raffaele Stancanelli, sindaco di Catania attualmente dato dai rumores in procinto di lasciare il partito di Berlusconi e Alfano.

Si fa il nome pure di Francesco Cascio, presidente dell’Ars, ma lui non conferma nulla. Circola pure il nome del super procuratore antimafia Piero Grasso. Dopo l’outing in favore dei risultati del Berlusconi IV sul fronte della criminalità organizzati, sono in tanti a pensare che sarebbe il suo il volto giusto per ridare credibilità alla presidenza della regione, istituzione gravemente offuscata dalle inchieste giudiziarie che hanno colpito Salvatore Cuffaro e Raffaele Lombardo. Anche il collega di Falcone e Borsellino però non scioglie le riserve e si trincera dietro un “mai dire mai”.

Questa effervescenza fa bene alla politica isolana. Che però dovrebbe liberarsi quanto prima da due tare che rischiano di impantanarne l’azione. La prima: basta barocchismi. Ovvero alleanze chiare, ristrette, e funzionali ad applicare un programma certo di riforme. L’esperienza Lombardo è il simbolo di un carrozzone elettorale ampio, vincente, ma assolutamente incapace di amministrare la cosa pubblica. Un lusso che i siciliani non possono più permettersi. Qualche forza politica dovrebbe accettare serenamente l’idea che la vera politica può essere fatta anche dagli scranni dell’opposizione. Non si può stare sempre al governo. Le forze moderate e autonomiste devono accettare con serenità l’ottica maggioritaria dell’alternanza. Il secondo punto è che i politici siciliani devono uscire dalla minorità culturale dell’antimafia. Il miglior presidente non è per forza di cose chi ha la patente ‘No mafia’ più navigata. Sono necessari invece buoni amministratori, ovviamente onesti, che sappiano applicare quelle stesse norme di efficienza e trasparenza che governano gli altri paesi occidentali. Dove c’è rigore, non c’è spazio per clientele e malaffare. É questo l’unico modo per uscire da un colonialismo intellettuale al quale anche la classe dirigente nostrana si è da tempo abituata.

Di Fernando M. Adonia

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