Dimissioni. Il voto ad Ottobre fa paura a Monti.

di Fernando M. Adonia – Può succedere ancora di tutto. Domani dovrebbero arrivare le dimissioni di Raffaele Lombardo dalla presidenza della regione. Il condizionale è d’obbligo. Non tanto perché le parole del leader autonomista non siano credibili. Ma perché non è chiara l’agenda futura dell’intera Sicilia. Si andasse al voto il 28 e il 29 Ottobre, non avremmo al momento candidati certi e coalizioni schierate. Al momento lo spettro futuro è l’instabilità. Ovvero, qualunque sia il risultato del voto, la Sicilia rischierebbe di avere una maggioranza politica incapace a realizzare quella drastica riduzione della spesa regionale che Mario Monti vuole quanto prima realizzata. L’unica certezza è il commissariamento dei conti regionali, già annunciata da palazzo Chigi a termine del’incontro del 24 Luglio tra il presidente del Consiglio e il leader autonomista.

Secondo i rumores, la volontà del governo romano è quella che il voto in Sicilia arrivi in coincidenza del voto di primavera che dovrà rinnovare Camera, esecutivo, presidenza della Repubblica e amministrazioni locali importanti, quali comune e provincia di Catania.

Intanto dai banchi pd all’ars arriva una proposta che sembrerebbe avvalorare l’ ipotesi del non-voto. Salvo Barbagallo infatti ha rotto gli indugi è ha chiesto a Lombardo di “non dimettersi”. Per motivare la sua proposta ha chiarito: “La Sicilia è sull’orlo del precipizio. La situazione finanziaria della regione non è stata mai così grave. Si rischia la bancarotta”. E ha aggiunto poi: “Le elezioni regionali ad ottobre rispondono ad un calcolo politico, ma le conseguenze sul piano finanziario saranno devastanti. Il rischio paralisi è concreto. Sarebbe molto più responsabile se il presidente Lombardo concordasse, con tutte le forze politiche, un’agenda di fine legislatura per votare alla scadenza naturale. Le elezioni anticipate – ha precisato Barbagallo – non servono per risanare la Sicilia, ma per fare eleggere soggetti politici del tutto subalterni ai meccanismi di gestione del potere che, a parole, si dice di voler combattere ”.

Non è da escludere dunque che nelle prossime ore possano arrivare nuove bordate in direzione del non voto. Stando allo stesso Raffaele Lombardo sono in molti “a chiedere pubblicamente le mie dimissioni, ma poi mi chiamano in privato per chiedermi esattamente la cosa opposta”. Ed è facile credere che sia così. Spostando il voto, il deputati regionali godrebbero di sei mesi in più di stipendio. Anche per questo non è detta l’ultima parola. Che sarebbe -per intenderci- “responsabilità”. La stessa che ha portato Mario Monti al governo del paese. Uscisse con forza, le dimissioni di domani aprirebbero a soluzioni del tutto inattese.

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