Lombardo. “Dobbiamo dare il meglio”. Il primo discorso da presidente.

Di Fernando M. Adonia – “Dobbiamo metterci tutti nelle condizioni di dare il meglio per la Sicilia, scrollandoci di dosso questa insopportabile immagine di inefficienza [sperando] che la prossima Giunta regionale siciliana sia composta sia da politici che da tecnicinel rispetto del voto espresso dai cittadini”. 28 Aprile 2008. Con questo augurio Raffaele Lombardo si presentò all’ars da neopresidente della regione Sicilia. I propositi di fare bene bene c’erano tutti. In primo luogo una maggioranza ampia, amplissima. Legittimata da un risultato elettorale strepitoso, il 65,3 % dei siciliani si schiero con lui. Anche se, a dirla tutta il suo mpa contribui solo con il 13,8 % dei suffragi. Tradotto: il peso autonomista non fu affatto decisivo. Ed ancora oggi Alfano, Firrarello e Castiglione si stanno mangiando le mani per quella candidato Presidente che qualche mese dopo farà fuori il pdl dalla giunta regionale, partito che invece raccolse sul campo il 33,5% dei voti.

Disse la sua anche sulla mafia. Era giusto farlo dopo l’indecorosa dimissione di Salvatore Cuffaro. “’Oggi abbiamo tanti strumenti sofisticati e l’impiego di intelligenze che ci permettono di sperare che si possa fissare una scadenza, un termine con il governo centrale perché la mafia possa essere vinta. […] La Sicilia sta registrando risultati straordinari, siamo sulla buona strada per sconfiggere la mafia anche grazie alla reazione coraggiosa di cittadini e imprenditori contro il racket. La Pubblica amministrazione deve dare esempio di correttezza, concretezza e trasparenza. Insomma, si dovrà premiare chi dice no alla mafia e sanzionare, invece, chi dice sì”. Anche li le premesse c’erano tutte. Mettere in giunta due magistrati, Massimo Russo e “la” Chinnici sembrava un scelta azzeccata. E non solo in termini d’immagine. Poi però arrivo l’inchiesta Iblis con le sue intercettazioni scomode. E Lombardo ci è inciampato sopra.

Infine parlò de “Il ponte sullo stretto”. Un simbolo per la Sicilia e l’Mpa. “No al referendum?” “Ma non scherziamo… Perché non farlo pure per la Val di Susa, per il Mose o per la Tav? […] Il ponte sullo Stretto deve essere fatto, fa parte di un patto preso con il governo nazionale e con gli elettori. Soffia un vento strano. Le opere pubbliche vengano distribuite nel Paese. Ma sulla mancata realizzazione – almeno su questo punto- questo governo ragionali – a conti fatti- non ha proprio tutte le colpe.

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