Lombardo. Tutti bussavano alla mia porta. “Ora sono satana”.

di Fernando M. Adonia – Prima intervista da ex presidente della Regione siciliana. Raffaele Lombardo si concede ai microfoni di Amedeo La Mattina de La Stampa di Torino. E’ un fiume in piena.  Parla di sé, del processo per Mafia , del buco di bilancio e   del futuro dell’Mpa. Si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa. Sulle “segnalazioni” (o raccomandazioni) è un fiume in piena. “Tutti venivano da me, dalla chiesa a le forze dell’ordine”. Ne ha pure per l’Udc di Pierferdinando Casini e il “traditore” Nino Leanza. 

 ”Basta con la politica” – ha esordito Raffaele Lombardo. Certo, ”daro’ un contributo agli amici che me lo chiederanno, andro’ un po’ in giro. Anche se mi e ci descrivono come brutti, sporchi e cattivi, il movimento politico che ho fondato non scomparira’, anzi sono sicuro che avra’ un ottimo risultato.Prevedo un 20% e non si chiamera’ piu’ Mpa ma il partito dei siciliani”.

E ancora: ”Durante la mia presidenza – dice – non c’e’ stata una sola assunzione ingiustificata. Tutte le persone nominate negli enti ospedalieri e per le cariche dirigenziali delle Asl andavano nominate perche’ bisognava riempire caselle lasciate vuote in seguito a dimissioni o a pensionamenti. Se non lo avessi fatto avrei commesso il reato di omissione di atti di ufficio”.

”Non facciamo gli ingenui o gli ipocriti – aggiunge Lombardo – tutti facevano segnalazioni e quando dico tutti dico proprio tutti: deputati, senatori di tutti i partiti, nessuno escluso. Le dico di piu’: le segnalazioni sono arrivate anche fuori dal mondo politico, dal mondo degli imprenditori, delle forze dell’ordine, della chiesa ma non ci trovo nulla di scandaloso se viene segnalato un bravo professionista. Qui adesso vogliono farmi passare come il diavolo mentre gli altri sono tutti delle verginelle”.

La più grande amarezza?  “L’accusa di collusioni mafiose che dimostrerò essere falsa. Io non sono stato nemmeno ascoltato dai magistrati e prima ancora di ricevere un avviso di garanzia sono stato fucilato sulla pubblica piazza dai media. Poi c’è un’amarezza personale dovuta al tradimento di alcuni amici. Mi riferisco soprattutto a Nicola Leanza che era venuto da me piangendo quando nessuno voleva più candidarlo e invece con me è diventato segretario e capogruppo regionale dell’Mpa, deputato nazionale, presidente facente funzione della Regione. Ora è ritornato tra le braccia di Casini e di un partito che vuole mettere gli artigli sulla Sicilia. Ma Casini sappia che si è messo in casa un traditore, un trasformista, un quaquaraquà”.

Ha aggiunto inoltre: “forse vanno cercando gente simile, degli ascari che predicano il rinnovamento e sono stati alla corte siciliana di Cuffaro fino a quando Cuffaro è caduto in disgrazia. Lui, Casini, è stato il beneficiario degli anni in cui l’Udc ha governato in prima linea la Regione Siciliana. Sono stati gli anni delle assunzioni facili e degli sprechi, che noi abbiamo cercato di correggere. Ora vediamo cosa metterà in campo, s’avanza un certo D’Alia: è il frutto del patto tra Bersani e Casini, una merce di scambio per compensare Casini che aspirava a fare il premier, il presidente della Repubblica… Come quando ai bambini si danno 10 euro più cinque caramelle. Magari gli faranno fare pure il presidente di una due Camere, più la Sicilia”.

LEGGI l’interviste per Intero su La STAMPA

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