Non c’è più tempo: primarie subito!

di Fernando M. Adonia – La Sicilia non è affatto un laboratorio politico. Non lo è mai stata e non lo sarà di certo ora. Con un voto regionale che avanza senza che nessuno abbia ancora un’idea precisa su quale sarà la data esatta per le consultazioni. Certo, non è in prossimità di un voto anticipato che ci si può aspettare dai partiti rivoluzioni copernicane. Ma non si può neanche tollerale la stasi o, peggio ancora, l’incertezza. Poiché è questo il quadro che la politica isolana sta consegnando al paese. Non da ora però. Le faccende giudiziarie dell’ex presidente Lombardo sono state solo la goccia che hanno fatto traboccare il vaso, essendo il suo progetto politico ormai logoro da tempo. Sia sul profilo della legittimità elettorale (sive popolare) che sul versante della coesione interna delle forze che hanno sostenuto le quattro giunte a guida autonomista. 

Siamo in piena crisi. Ed in questo frangente, il dato economico è per una volta marginale. La crisi è democratica. I dati forniti da Demopolis sull’astensione in Sicilia (40%) dovrebbero far riflettere tutte le segreterie. Che dire poi dell’ipotesi 9% per il Movimento 5 Stelle di Peppe Grillo, numeri altissimi per una terra come la Sicilia da sempre allergica al populismo. Il dato è che c’è un scollamento quasi insanabile tra elettorato e istituzioni rappresentative. C’è un sfiducia più che palpabile verso una classe dirigente arlecchinesca e piagnona. Ci vogliono nuovi espedienti finalizzati alla “partecipazione”. Che non è né una parolaccia e né va confusa con “clientela”, semmai la partecipazione è uno dei fattori vitali affinché ci sia vera democrazia e -sopratutto- buona politica.

Le primarie devono servire a questo. Possono aiutare l’elettorato, ma anche i partiti. Tutti i partiti. Non solo il Pd che le ha create e che più volte se l’è viste ritorcere contro come nel caso di Palermo. Ma anche agli altri. Partendo dal Pdl di Angelino Alfano, il segretario che le avrebbe dovute introdurre su vasta scala. Certo, ci vuole un buona dose di coraggio per farle partire. Ma serve appunto quello. Intanto ai candidati, che tasterebbero sul campo la propria credibilità. Per il momento, fa bene Innocenzo Leontini a proporsi come presidente, ma chi è che deve sciogliere le riserve? Fa bene pure Cascio a rimettere ogni eventuale candidatura alla volontà del partito, ma il partito -scusando il gioco retorico- sono gli elettori e  devono essere loro a concedere le investiture elettorali.

Farebbero bene anche all’Udc. Attraverso un voto di primarie  scoprirebbero da che parte stare. Al centro -che non esiste- o a sinistra. Il verdetto farebbe luce su di un dettaglio non da poco: il popolo dei moderati avrebbe davvero piacere ad essere alleato con i progressisti ? Almeno su questo, le eventuali primarie siciliane servirebbero realmente da Laboratorio per le alchimie di Casini e Bersani. C’è una cavallo però su cui il Pd non ha ancora di deciso di scommettere: Rosario Crocetta. Lui ha scommesso su stesso, ed anche sulle primarie. I democratici, anziché studiare scorciatoie, dovrebbero puntare su qualcuno che ha -almeno- voglia di vincere. Fattore da tenere sempre in altissima considerazione davanti ad ogni competizione.

La primarie servirebbero, infine, a guarire da un male: la prima repubblica. Quella febbre cioè che vuole decidere il governo di una regione, ma anche di un paese, all’interno di un palazzo e non davanti agli elettori. Chiunque sarà il Presidente della regione, la prossima Ars non avrà maggioranza. A quel punto saranno i ras dei partiti a disegnare l’agenda regionale. La partitocrazia tornerà di prepotenza e la Sicilia farà un passo indietro di 40 anni. Ma con molti più debiti sulla schiena. Oggi, la politica può arrestare questo declino. La formula è stata già declinata: partecipazione. Basta seguirla.

twitter@fernandomadonia

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