L’Occidente trema e la Francia attende impaurita la predica degli Imam fondamentalisti

Dalla padella alla brace. La primavera araba avrebbe dovuto salvarci da regimi dispotici di varia nature e specie. Ma la sua eredità è ben diversa:  gli sviluppi politici della “rivoluzione” rischiano di trascinare il globo in una spirale in(v/f)ernale di matrice neo-fondamentalista. Male, molto male. Il quadro è desolante. Si svuotano le ambasciate occidentali di molti paesi a maggioranza islamica sotto la spinta violenta di una intolleranza a metà strada tra il “misticismo e la tirannia”. Il governo di Parigi è costretto a chiudere le scuole per evitare che le manifestazioni di oggi (venerdì, 21 sette) si possano trasformare in una carneficina. Terribile.

Che tragedia vedere l’Ile de France soccombere al fanatismo più bieco. E pensare che proprio da Parigi è partita la grande lezione di San Tommaso l’aquinate, l’autore del più grande incrocio intellettuale tra pensare laico e rivelazione cristiana. Parigi, si lei. La patria della Rivoluzione, della laicitè. Il grande giardino a cielo aperto coltivato a teste mozze dei regnanti cristiani, uomini a cui è stata sottratta la capacità di pensare in nome della dea ragione. Forse oggi la capitale francese subisce il suo contrappasso storico, costretta a subire un ritorno di fede dai tratti imprevedibili. Suona dunque la sveglia. Non solo per i francesi, ma per tutti noi europei ed occidentali. C’eravamo addormentati un po’ tutti. Pensavamo che una certa idea di fratellanza ci avrebbe garantito notti serene, ma non è stato così. Pensavamo pure che la libertà, quella di espressione in primis, fosse un dato acquisito una volta per tutte. Non è così neppure in questo caso. Che fare dunque? Semplice: tornare alle radici del pensare e del vivere Occidentale. Rifondare un prassi politica e istituzionale dove al centro vi sia la persona umana e le sue libertà. Sì, anche quella di ricercare liberamente il proprio Dio e  quella pure di criticare – senza odio- quello degli altri. La libertà anche di poter compilare vignette, seppur pesanti o vomitevoli. L’Europa non deve temere la propria libertà: la deve difendere. E la deve rinforzare nutrendosi del meglio che in termini di filosofia e diritto ha prodotto nei secoli.

Parlare di civiltà superiori è insensato e fuori luogo. Affermare invece il primato dell’Uomo sì che ha un valore. Decisivo, aggiungeremmo. E lo dovremmo fare con forza. La debolezza di un certo laicismo in salsa buonista ha prodotto solo debolezza e indifferentismo. E’ il momento d’invertire la rotta. Non siamo più ai tempi di Lepanto o della battaglia di Vienna. Oggi la compattezza dell’occidente è minata dall’interno, grazie ad un meltin pot culturale cucinato male e servito peggio. Che non ha saputo creare alcuna vera integrazione  con le tante generazioni d’immigrati venute a vivere qui da noi e che non ha saputo  neanche incoraggiare un nuovo orizzonte di valori  a cui tutti hanno il pieno diritto di attingere. La sfida è costruire questo terreno comune. Non sarà facile e neanche indolore, ma la strada è questa. Solo l’Europa ha oggi le carte in regola per affrontare questo compito. Ha un tradizione che gli può permette di guardare all’altro  -anche all’islamico- come una risorsa, ma se ne deve riappropriare con urgenza. Anche gli “altri” però hanno il dovere di farsi avanti accettando rimodulare le proprie credenze civili  in funzione della convivenza. Ogni percorso si fa in due.

Fernando M. Adonia

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