Sud. Fede nelle idee, imbarazzo sugli uomini.

Provenienza 29 Luglio 2009. Un contributo perso nel tempo.
Sud, Sud. Se ne parla un po’ troppo in questi giorni. Questo è il problema. Non che in Sicilia, o nel Meridione in genere, non ci siano questioni aperte da affrontare –anzi, ce ne stanno fin troppe. Fra queste, il chiacchiericcio sta in prima fila. Si, perché esso precede e culla tutti gli altri vizi e tare della Meridionalità. Chiacchiericcio che va’ a braccetto con la sua amante prediletta, la pigrizia. Ora, questa invettiva rischia di rimanere oziosa se non la si utilizza come setaccio per interrogarsi sulle agitazioni estive che stanno facendo sudare la maggioranza di governo. Finalmente esce allo scoperto il “Partito del Sud”: il tentativo di creare una compagine politica che abbia a cuore gli interessi territoriali del Meridione. Una sorta di Lega Sud o di MPA in grande. Che poi sia un partito, una coalizione o una costola del Pdl, ancora non è chiaro ai più, e neanche a chi sta gestendo l’intera faccenda. Si sa solo che ci sono dei trambusti. Ma questo dalle nostre parti non è affatto una novità. Si litiga sempre: o per il puro gusto di farlo o per esigere sempre più, senza pagarne le spese.
Più volte i leghisti hanno punzecchiato affinché anche al Sud nascesse una formazione “specchio” votata al federalismo, e quindi –libera da ideologie- al territorio. Finora l’unica risposta è stata quella di Lombardo. Con una grossa differenza però: la Lega fu un movimento di aperta rottura con la Dc e la Prima Repubblica, mentre l’MPA ne rivendica e raccoglie l’identità, soprattutto nel modus operandi. Certo, chiedere Autonomia rivendicando la storia del Partito-Stato-Accentratore sembra un paradosso. Infatti, di questo si parla: di un cliché politico meridionale che brancola su equilibri sottili e improbabili. Capace di raccogliere consenso, sommando clientele, ma che resta impantanato sulle decisioni utili – al bene pubblico, s’intende. Ciò accade anche oltre il Movimento di Lombardo: dentro le fila del neonato Pdl, e non solo tra i ribelli attuali. Non dimentichiamo che la nascita del primo esecutivo Lombardo ha visto un travaglio di oltre due mesi, nonostante l’investitura popolare. Per non parlare del dramma del secondo esecutivo, figlio dello scontro tra tre grandi feudatari. Lotta per le investiture, lotta per le poltrone. Siamo davanti all’insufficienza tutta siciliana di darsi delle regole – altro che autonomia. Ci troviamo davanti ad una “elite” di basso spessore, che rivendica autonomia per non dever corrispondere ad alcuno del proprio operato. Ed elemosina fondi per placare la fame dei propri fidi. Stando le premesse, il partito del Sud è una bufala, che nasconde a mala pena un certo personalismo baroccheggiante. Qualora ad animarlo fosse stata una classe politica diversa, uomini diversi, magari non irrimediabilmente compromessa con chi ha governato finora, saremmo arrivati ad altre conclusioni. Ma c’è poco su cui discutere. Si tira la giacca di Berlusconi per brama, non per idealità. Se si vuol guardare al fenomeno padano, almeno lo si dovrebbe fare in toto. Il loro essere “di lotta e di governo” ha valore perché non hanno avuto nulla in comune con chi negli anni ha fatto apparato. Tutto al contrario di chi oggi si fa paladino del Sud. Si può essere fieri meridionalisti dentro i partiti nazionali. Non c’è alcun Tremonti o Schioppa che lo impedisce. Se non si è perorata una causa prima, non lo si farà neanche dopo.

Non tutto però è fiato sprecato. Sul “Pdl Siciliano” magari se ne potrebbe discutere. Come pure sul “PD del Nord”. Nel contesto Bipartitico e Federale che si sta venendo ad affermare, nonostante gli scettici, la rappresentatività delle istanze territoriali deve avere un suo sfogo efficace. Se dalla Sicilia può prendere forma un modello esportabile in entrambi gli schieramenti, ed accolto negli statuti interni, sarebbe una vittoria tutta sicula. Tutto dipende dalla sincerità – se c’è- di chi ha lanciato questa proposta. Ciò non significa importare modelli bavaresi o catalani. Ma cominciare a modellare assetti che siano sinfonici, aperti cioè ai contributi del territorio e dell’associazionismo. Questo significherebbe un modello Bipartitico all’italiana, dove l’attributo tricolore non sia per una volta sarcastico, ma originale e vivo. Ben venga questa volontà. Ma cum studio et sine ira.

Il Sud è una grande risorsa. Il Meridione ha un capitale inestimabile. Peccato che sono in pochi a crederlo. E fra questi non ci sono ne gli intellettuali e ne i politici. Ci hanno insegnato che siamo sottosviluppati e ci abbiamo pure creduto. In pochi però hanno pensato che sviluppo non è sinonimo d’industrializzazione. Se guardiamo a noi stessi con dei parametri calati dall’alto –dal nord appunto- avvertiremo sempre un gap. Lo sviluppo economico deve corrispondere alla vocazione di un popolo e di un territorio. Le forzature creano spanature. Le specificità invece creano armonia. Se la vocazione di un popolo è l’agricoltura e il turismo, bene. Però ci vuole chi sappia far fruttare tutto questo. L’Industria? Ben venga. Ci vuole sola buona volontà e infrastrutture. A questo dovrebbe pensare una classe politica attenta al territorio. Non pretendere Ponti chimerici, ma sbattere i pugni per una rete ferroviaria e stradale degna di un paese del G8. Mutatis. Bisogna diminuire i dipendenti pubblici. La gente deve essere incoraggiata –costretta- a creare lavoro, a fare impresa. Una regione con oltre 20.000 dipendenti foraggia la pigrizia e il malcostume. Per non parlare poi delle provincie e dei comuni. Troppi lavoratori improduttivi, impegnati in enti mal funzionanti. Quindi, incoraggiamo l’impresa. Snelliamo, se è necessario, la burocrazia. Diffondiamo una nuova cultura che punta al varcare la soglia dell’impossibile. Che vuol dire? Perché non potenziare il prodotto dei nostri atenei, ingaggiando docenti con grossi nomi, fornendo servizi d’eccellenza, affinché possano venire qui a studiare anche studenti non siciliani. Oppure, perché mai nessun editore ha voluto fondare un quotidiano a tiratura nazionale con redazione a Catania o Palermo? Sono sfide, ma “bisogna ingaggiar battaglia per aver vittoria”. La stagione dell’elemosina deve finire. Le intelligenze, le tante intelligenze, devono restare e ciò può avvenire soltanto se dalla in Sicilia si erge una nuova cultura attiva, impaziente e votata al sacrificio. E soprattutto, è necessario che la vecchia elite sparisca nel nulla del proprio agire inefficace e poltrone, affinchè dalle sue ceneri prenda forma una Sicilia prospera e radiosa.

 

{L’occasione per questa riflessione è venuta dall’ invito, gentilissimo, di Ruggero Razza di proporre idee e contributi per il Manifesto del Sud. Il dibattito attuale è caldo, caldissimo. Per discutere con profitto è necessaria una buona dose di parresia. Questo è il nostro punto di vista. Su una cosa siamo certi: il sud ha bisogno di una classe politica giovane, motivata, intelligente e coragiosa. Ringraziamo Ruggero Razza per aver incoraggiato il dibattito.
Questo contributo è pubblicato su http://lineamercuzio.splinder.com

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