Io, giornalista precario discriminato per motivi politici.

Nota personale a margine di un brutto episodio di discriminazione politica subita ai danni dell’uomo e del giornalista Fernando Massimo Adonia intento nel suo lavoro di cronaca per LiveSiciliaCatania durante una manifestazione sindacale.

Sì, di destra. La mia formazione politico-culturale è quella. Lì ho imparato ad apprezzare il senso profondo della libertà, della giustizia e della solidarietà. Ma anche il rispetto dell’ altro e la poesia delle diversità. La mia è una destra sociale, popolare, e non razzista. E in tutta buona fede, ne vado fiero.

Mi si accusa di simpatizzare per lo Spazio Libero Cervantes, ma sarebbe un crimine non farlo. Visto il grande lavoro di questi ragazzi, che hanno ridato vita ad un posto abbandonato all’incuria dalle istituzioni. Anche questo va’ detto. Anche questo è il mio bagaglio.

A destra ho avuto modo d’incontrare alcuni “giganti” verso i quali ho ancora un debito di riconoscenza incalcolabile. J.R.R. Tolkien, Julius Evola, Massimo Fini, Marcello Veneziani, Giovanni Papini, René Guenon, Donoso Cortés, Platone, Bobby Sands, Malcolm-X, Alain De Benoist, C. S, Lewis, Gomez Davila, Massoud, Chuck Palanhiuk. E infine, il Vangelo di Gesù Cristo. Ma quella è un’altra storia.

A destra ho incontrato tanti piccoli-grandi maestri che mi hanno indicato una strada certa. I ragazzi di Palermo che mi hanno aiutato a comprendere il senso profondo del martirio di Paolo Borsellino, un’ icona davanti alla quale tutti dovremmo inchinarci. Il compianto Benito Paolone, che mi ha trasmesso la dignità di “poter camminare alla luce del sole”. L’amico Antonio Ragusa, anche lui scomparso, che mi ha fatto conoscere invece la persona di Beppe Alfano, un ordinovista con la passione per il giornalismo e la verità.

A destra ho conosciuto Giornalisti con la “G” maiuscola. Anche loro depositari di una lezione di verità. Pietrangelo Buttafuoco, che mi ha aiutato a comprendere la spiritualità siciliana da un punto di vista “differente”. Antonio Rapisarda, convinto che il giornalista debba “intercettare la nuove narrazioni”. Marco Iacona, un fratello maggiore, inflessibile sul “rigore delle fonti” e sulla “perizia della ricerca”. Marcello De Angelis, con il suo senso della completezza dei punti di vista. Paolo Di Caro, istigatore di letture. Domenico Naso, con la sua lezione sulla libertà individuale. Domenico Di Tullio, convinto che “accanto ad ogni storia ce ne sono altre che devono essere raccontate”. Alberto Samonà, alla ricerca perenne della verità nascosta dietro ai fenomeno del reale. Infine, Antonio Condorelli, sempre alla ricerca della “prova documentale”. Tutte persone di parte, ma tutti imparziali.

Detto questo, credo che il giornalismo debba essere plurale, puntiglio, e aperto a tutti i punti di vista. Esso vive dove c’è il disagio e il malaffare. Esso ha il compito di raccontare il Palazzo. E cosa avviene all’interno di esso, tra i bisbigli e le scartoffie. Il giornalismo si deve fare carico dei fatti. Certo, li deve rielaborare, ma lasciandoli inalterati. Cosa non sempre facile. Il giornalismo ha un suo codice rigoroso, parte di questo l’ho appreso militando. Di questo non ne faccio una vergogna, semmai un vanto.

La solidarietà di Antonio Condorelli, coordinatore di LiveSiciliaCatania

La solidarietà di Nicola Spinella, Io parlo quanto mi pare.

Qui di seguito la Cronaca dei fatti raccontata da Mirko Tomasino

Sciopero della Cgil a tinte oscure. Aggredito un giornalista

Sciopero della Cgil a tinte oscure. Aggredito un giornalista

di Mirko Tomasino
Non solo protesta e avversione all’austerity del governo Monti. La lunga “marea rossa” che ha riempito nella mattinata di oggi le vie del centro, con cinquemila lavoratori dei vari settori economici catanesi uniti sotto il vessillo della Cgil, si è contraddistinta anche per fatti poco “democratici” nei confronti di un collega e valido cronista.Un cronista inviato per Live Sicilia Catania, è stato oggetto di contestazione da parte di alcuni manifestanti, nello specifico supporter di Pierpaolo Montalto, legale e segretario provinciale  di Rifondazione Comunista.Il giornalista aveva avvicinato il politico con l’intento di porgergli alcune domande sulla manifestazione di protesta in corso, ma alcuni suoi sodali si sono mostrati contrariati a ciò, ritenendo il tutto una “provocazione” e ricordando al redattore la sua militanza nella destra sociale, e hanno pertanto allontanato in maniera poco ortodossa il giornalista che non è stato messo in condizione di svolgere a pieno il suo lavoro.

Frattanto, intervenuti i Carabinieri per sedare gli animi, il cronista è stato costretto ad allontanarsi anche se non si sono verificati ulteriori incidenti.

Insomma, la “democrazia di sinistra” anche in queste occasioni di protesta non si lascia mai attendere!

qui raccontata da Marco Benanti su le Ienesiciliane

Catania, manifestazione e trombonismo sinistro: “lascia il corteo”, il “democratico” invito ad un giornalista!

14 novembre 2012, 17:16

trombne-580x4Pagina da “barbe lunghe” stamane sotto l’Etna…

di iena miscredente Marco Benanti

Attimo di tensione -e di tristezza sbadigliante- stamane durante la mobilitazione generale indetta dalla Cgil. A Fernando M. Adonia, inviato di LiveSiciliaCatania, e collaboratore de le ienesiciliane, sarebbe stato intimato di lasciare il corteo. La motivazione: una sua vecchia militanza nella destra catanese. La sua presenza sarebbe stata vista dagli attivisti di Rifondazione Comunista e giovani della sinistra antagonista come una “provocazione”.

Il punto è che Adonia si sarebbe avvicinato a Pier Paolo Montalto, segretario provinciale di Prc, per chiedergli una semplice dichiarazione sulla manifestazione odierna. L’episodio non ha avuto conseguenze visto il pronto intervento dei carabinieri. A margine del corteo su LiveSiciliaCatania è apparsa la cronaca della manifestazione a firma di Adonia, senza però alcun accenno all’episodio. Nei commenti però si legge una nota dell’Officina Rebelde circa una “rettifica” da fare circa la sigla che avrebbe richiesto la piazza di oggi. É evidente che se l’ala antagonista si fosse fatta intervistare, anche questo dettaglio sarebbe stato chiarito per tempo.

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3 pensieri su “Io, giornalista precario discriminato per motivi politici.

  1. Caro Fernando, io queste azioni non le commento perché credo che non dovrebbero neanche esistere.
    Purtroppo, viviamo nella società dei “contrapposti” dove tutto è contro qualcosa e spesso senza conoscerne la natura, della stessa.
    Sarebbe pleonastico aggiungere la mia solidarietà per quanto accaduto, perché di fatto stavi facendo il tuo lavoro e questo senza colori e partigianerie.
    Sono stato sempre un fautore ed un fan sfegatato del giornalismo anglosassone storico, quello dove la notizia viene prima dell’opinione, ed in questo hai il mio plauso perché in te riconosco quel giornalismo comprensivo del tuo correttivo personale, che ha le sembianze della passione e della pervicacia.
    Dimentica l’accaduto e continua a portare avanti il tuo lavoro. C’è ancora tantissimo spazio per chi vuole emergere onestamente giustamente “raccomandato” dalla propria professionalità.

  2. Caro Fernando, esprimo la mia piena solidarietà. Un giornalista deve essere sempre nelle condizioni di poter documentare i fatti. Gli insulti, che arrivino da altri “colleghi” o attori della notizia sono sempre opere disdicevoli.

    Rinnovo la mia solidarietà.

    Vincenzo Barbagallo, giornalista

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