Il mio augurio. Ultimo fra tanti ultimi. Uno dei tanti.

L’ augurio, il mio almeno, è agli ultimi. Che, anche se saranno i primi, su questa terra sono e restano in fondo alla fila. O in basso.  Ma questo è il nostro punto di vista. Lui (sì Lui) ha invece una visione diversa. Un punto di vista totalmente altro. Ma Lui, sempre Lui, si è fatto lo stesso carico di questa diversità. Sta a noi consolarci con questa differenza, che non è minima. Minimi siamo noi e Lui con noi.  Sta a noi meditare su di un mistero, quello dell’incarnazione, che ci rivela la con forza ricchezza della povertà e della sofferenza. I piani sono ribaltati. Nei pazzi, nei malati, nei poveri, ma anche nella tristezza del carcerato e nella solitudine del vincente, Dio, quello di Gesù Cristo e bambino, si rivela. Lui lo ha detto chiaramente: chi accoglie loro, accoglie me. La sfida é aprire la porta. La difficoltà é farsi travolgere da quel freddo. O meglio, lasciare quel caldo tepore di casa  fuggire via.  Quel caldo tanto rassicurante quanto l’ultimo talamo. Inevitabile sia per i ricchi che per i poveri.  La certezza e’ che sulla via dell’ autenticità, si va nudi, come l’ultimo di ogni luogo e tempo.

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