Israele. Da ora Playboy è anche in ebraico.

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Fernando M. Adonia – C’è un ebraico antico e un ebraico moderno. Un po’ come il latino con l’italiano. Stessa regola vale per il greco. I nostri cugini ellenici, oggi, non parlano mica alla stessa maniera di Platone e Aristotele. E neanche pensano più allo stesso modo. Nulla di strano, le lingue si evolvono. Anche in maniera diversa tra loro. Il caso dell’ebraico ha però una storia a sé. Poiché tra la diaspora del ’70 d.c. e la fondazione dello stato d’Israele, la lingua dei padri è rimasta in uso durante le sole funzioni religiose. Prima del 1948, gli ebrei nel mondo parlavano le lingue dei paesi d’accoglienza. Gli ebrei-tedeschi invece si sono inventati un particolare dialetto, lo yiddish. Fatto sta che, quando fu scritta la costituzione dello stato israeliano, l’ebraico era soltanto la terza lingua ufficiale della nazione, dopo l’arabo e l’inglese. Gli stessi periodici, per molti anni ancora, sono stati scritti sempre in inglese. Un problema non da poco. Che fatto perdere più volte il sonno al padre del sogno sionista, Ben Gurion. Stessa sorte anche il periodico Playboy. Che da oggi però cambia veste, anzi lingua. Ma visti i particolari caratteri biblici, con la loro forma assai geometrica, questo cambio investe sia la grafica della testata che l’immaginario di un paese. Strano è mettere assieme modelle israeliane senza veli e articoli scritti e pensati in ebraico. Difficile non ammetterlo. L’occhio esterno, anche dei più laici, potrebbe percepire in tutto ciò una sorta di blasfemia. Ma non è così. Almeno, non nel senso più stretto. Certo è che non sono mancate le polemiche. I rabbini ortodossi non hanno certamente gradito questa iniziativa. Del resto non hanno mai gradito neanche la testata in questione, al di là della lingua in cui sono espresse le didascalie alle immagini. Dal canto suo, il fondatore Hugh Hefner, ha fatto sapere: ”Sono fiero che Playboy possa aiutare a rafforzare la libertà in Israele”. Un’esternazione da accogliere con tutto il beneficio dell’inventario, ovviamente. E sopratutto, scusando il gioco, con la massima libertà possibile e immaginabile.

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