Ripartire dalla lotta alla Droga. La destra non sia indifferente al monito di Francesco

Appunti persi. Chiamiamoli scorci d’estate. Una piccola pagina mai pubblicata, ma che torna alla mente per un motivo ben  preciso: in pochi hanno badato a queste parole di Bergoglio. In fondo le ha dette. E sono pure “scorrette”. In questa fase di frenesia, sono state però obliate. Il motivo di questo sbianchettamento, come di altre prese di posizione troppo poco “prog”, resta ignoto.

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Ci voleva davvero un Papa sudamericano a ricordare sia ai più giovani intervenuti alla Gmg di Rio, ma anche, e ovviamente, a tutto il mondo, che le droghe sono di per se un male: «Non è con la liberalizzazione delle droghe – ha detto Francesco, in visita all’ospedale São Francisco de Assis, specializzato nella cura delle tossicodipendenze – che si potrà ridurre la diffusione e l’influenza della dipendenza chimica». Parole inequivocabili, che reinseriscono la lotta alle tossicodipendenze tra le urgenze della predicazione pontificia. Una sentenza urlata, quasi con disperazione, che non poteva trovare podio migliore se non dalle “bassezze” desolanti di un luogo destinato alla cura della sofferenza umana.

Ribadire che il mondo cristiano, e cattolico in particolare, sia schierato contro l’uso delle sostanze stupefacenti, sembra quasi una ovvietà. Una di quelle – appunto perché vera – che però rompe i timpani e rimette in discussione una problematica di vasta portata finita ultimamente nell’oblio. Una rimozione che in un certo qual modo ha investito anche il tessuto politico nostrano. Complice pure la destra, politica e militante assieme, che dall’approvazione della legge Giovanardi-Fini del 2005, si è sentita sostanzialmente appagata sull’argomento, almeno sotto la declinazione dei dettami della sicurezza borghese – per dirla con il lessico, mediaticamente efficace, della contestazione di stampo sessantottarda.

Il punto è che, anche a causa della legge Giovanardi, che nonostante tutto rivela dei limiti enormi, il mondo delle destra, sul tema della droga, si è auto-rappresentato come demodé e impreparato. Destra è sicuramente sicurezza, ma non solo.  È pure comunità, senso d’appartenenza e un’idea precisa dell’Uomo e del vivere civile. Se negli anni ottanta la piega dell’eroina è stata in parte suturata, è perché vi fu un mondo che non guardava a sinistra che seppe dire un no fermo ad un fenomeno tanto infernale. Una realtà, sia umana che politica, capace di rappresentare una valida alternativa esistenziale alla questione. Di questi risultati, alla lunga bisogna prenderne atto. Anche con orgoglio. Anzi, questo è un percorso  che va  ripreso immediatamente, appunto perché la destra vive oggi  un momento di debolezza cronica. Bisogna riappropriarsi, anche partendo da un tema assai scottante come quello della lotta alle droghe, di un immaginario luminoso. Bisogna, ancora, reinventare una visione del mondo sicuramente umana. Su questo Francesco, che non va tirato di certo per la talare, ci ha visto bene: «È necessario affrontare i problemi che sono alla base del loro consumo, promuovendo una maggiore giustizia, educando i giovani ai valori che costruiscono la vita comune, accompagnando chi è in difficoltà e donando speranza nel futuro».

Certo è che l’assioma un po’ banale, ripetuto tante volte non senza grasse risate, che vuole “le canne  di sinistra e la birra di destra”, non convince e aiuta proprio nessuno. Mentre il motto dal sapore stradaiolo, “Droga arma del potere”, invece sì. “Nelle nostre società – come ha ribadito Bergoglio- ciò che prevale è l’egoismo. Quanti “mercanti di morte” che seguono la logica del potere e del denaro ad ogni costo!”. Se questo monito è vero, fa

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