Inchini, santi e Madonne. Bloccare le processioni “sospette”? Coraggio!

santi

di Fernando M. Adonia – Ci risiamo. Dopo Oppido Mamertina, succede anche a Palermo. La statua della Madonna s’inchina davanti all’esercizio commerciale di un boss rinchiuso nelle patrie galere. O meglio. Si inchinano i portatori del fercolo. Salviamo i santi, almeno. Per i fanti – ovviamente – è tutta un’altra storia. “Tradizioni, usanze, rispetto o semplice e umanissima amicizia…”. Certo, lo sappiamo già. Storia vecchia. Ma tutto ciò può forse valere qualcosa in più rispetto alle parole, le scomuniche, del Papa o dei vescovi? Si obietterà che le loro sono soltanto parole di circostanza. Ma come la mettiamo con i santi, quelli che prima ancora di diventare della statue di marmo, erano uomini di carne e di ossa. Come la mettiamo con l’esempio di don Pino Puglisi o di Rosario Livatino, il “giudice ragazzino” ucciso barbaramente dalla mafia e vilipeso in vita dalla più alta autorità dello Stato.

Poi c’è da fare i conti con lui ovviamente – sì, Lui – il capo dei capi: Gesù. Un uomo fatto di carne, ossa e sangue. Sì, il rossissimo e maleodorante liquido ematico. Sangue sparso in nome di una misericordia che – almeno nella sua logica – non è ancora oggi a buon mercato. Chi ci crede se ne ricordi: quel falegname ebreo è morto per la salvezza di tutti. Se n’è fatto carico in prima persona. E la sua benedizione non era affatto «futti, futti, ca Diu piddona a tutti». Tradotto: «Scopa, ruba, che tanto, poi, Lui ci mette comunque un rimedio». No. Le sue parole avevano ben altra tonalità, di gran lunga più lieta e onesta: «Non ti giudico, ma tu va’ e non peccare più».

Ma veniamo a noi, alla nostra epoca e alle nostre meschinità. Legittimo chiederselo: quando arriverà quello choc che farà capire che o si sta da una parte o si sta dall’altra? La santità non ammette ambiguità. Insomma, si può fare tranquillamente festa nella pace, nella fede e nella legalità. Proprio come nella piccolissima Pozzillo. Dove una comunità si può concedere, senza inchini a nessuno, di pregare santa Margherita e poi condividere assieme le malizie del teatro dialettale. Lì il sacro e il profano si fondono assieme in un modo  che – vivaddio – di certo non fa male a nessuno.

Questi quadri non possono che attirare simpatia. Ma da altre parti, invece, qualcuno che ha autorità, e una talare addosso, intervenga. Anche con forza. Chi ha commesso reati di mafia sia espulso da associazione e confraternite. Subito. Anche chi è in semplice odore di mafiosità sia tenuto lontano. Diciamolo, stracciando le ipocrisie: chi ha da sapere, sa già distinguere, senza ricorrere a certificati penali, chi è un malacarne da chi non lo è.

Vietare, per qualche anno, le processioni “sospette”? Ci vuole coraggio – sì, certo – ma perché no! Tanti nodi a quel punto verrebbero al pettine. Quel tanto invocato choc avverrebbe immediato. Intanto, però, non si faccia finta di non vedere. Gli inchini, le piacionerie, esistono. Si dirà poi che qualche giornale le amplifica a suo uso e consumo, e non solo per motivi di vendite. Tutto vero. Ma non si faccia finta di non vedere che in corso c’è una malattia assai grave. E non sarà Roberto Saviano – non lui da solo, almeno – a guarirci. La lezione c’è. Ora servono i maestri e tante – e ben assestate – bacchettate.

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