“R” come ratzingeriano

Papa Francesco e il vescovo di Roma emerito, Benedetto XVI, in un momento di preghiera comune.
Papa Francesco e il vescovo di Roma emerito, Benedetto XVI, in un momento di preghiera comune.

Ratzingeriano, s.m. – Colui che prende come punto di riferimento o come spunto di riflessione intellettuale l’opera teologica di Joseph Ratzinger e/o l’azione pastorale di papa Benedetto XVI. Il ratzingeriano crede in primo luogo che la continuità sia il vero criterio interpretativo dell’intero magistero ecclesiale, Vaticano II compreso. Il lettore di Ratzinger pensa inoltre che tra Continua a leggere “R” come ratzingeriano

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Ripartire dalla lotta alla Droga. La destra non sia indifferente al monito di Francesco

Appunti persi. Chiamiamoli scorci d’estate. Una piccola pagina mai pubblicata, ma che torna alla mente per un motivo ben  preciso: in pochi hanno badato a queste parole di Bergoglio. In fondo le ha dette. E sono pure “scorrette”. In questa fase di frenesia, sono state però obliate. Il motivo di questo sbianchettamento, come di altre prese di posizione troppo poco “prog”, resta ignoto.

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Ci voleva davvero un Papa sudamericano a ricordare sia ai più giovani intervenuti alla Gmg di Rio, ma anche, e ovviamente, a tutto il mondo, che le droghe sono di per se un male: «Non è con la liberalizzazione delle droghe – ha detto Francesco, in visita all’ospedale São Francisco de Assis, specializzato nella cura delle tossicodipendenze – che si potrà ridurre la diffusione e l’influenza della dipendenza chimica». Parole inequivocabili, che reinseriscono la lotta alle tossicodipendenze tra le urgenze della predicazione pontificia. Una sentenza urlata, quasi con disperazione, che non poteva trovare podio migliore se non dalle “bassezze” desolanti di un luogo destinato alla cura della sofferenza umana.

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Catania, la Provincia degli Sprechi.

Ecco perché la Corte dei Conti ipotizza che i 45 Consiglieri provinciali di Catania siano responsabili di un presunto danno erariale da 486 mila euro ai danni dell’Ente. Nel numero di Ottobre del mensile “S” c’è un approfondimento a firma di Fernando Massimo Adonia (cioè io) che entra nel dettaglio delle singole spese. Qualcuna di esse lascia davvero perplessi.

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Wembley in una stanza. Ma anche in una putìa. Stasera al Durden.

Wembley in una stanza

C’era una volta l’Italia in bianco e nero. Forse non era né più bella né migliore di quella di oggi, ma quelle vecchie immagini un po’ sbiadite ancora affascinano e suscitano una grande nostalgia. Continua a leggere Wembley in una stanza. Ma anche in una putìa. Stasera al Durden.

Il Silenzio del sabato Santo. Gesù scende agli inferi.

Descendit ad Inferos
Descendit ad Inferos

Non solo nel corpo. Ma anche nell’animo. Gesù sperimenta la totale distanza dal padre. Vive la morte nella sua pienezza. Si fa totalmente solidale col peccatore, accettando la radicalità della sua condizione.

“Come nella Egli fu solidale con i viventi, altrettanto lo fu nel sepolcro con i morti, laddove bisogna lasciare a questa “solidarietà” Continua a leggere Il Silenzio del sabato Santo. Gesù scende agli inferi.

Israele. Da ora Playboy è anche in ebraico.

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Fernando M. Adonia – C’è un ebraico antico e un ebraico moderno. Un po’ come il latino con l’italiano. Stessa regola vale per il greco. I nostri cugini ellenici, oggi, non parlano mica alla stessa maniera di Platone e Aristotele. E neanche pensano più allo stesso modo. Nulla di strano, le lingue si evolvono. Anche in maniera diversa tra loro. Il caso dell’ebraico ha però una storia a sé. Poiché tra la diaspora del ’70 d.c. e la fondazione dello stato d’Israele, la lingua dei padri è rimasta in uso durante le sole funzioni religiose. Prima del 1948, gli ebrei nel mondo parlavano le lingue dei paesi d’accoglienza. Continua a leggere Israele. Da ora Playboy è anche in ebraico.

“Non sono mai stata bambina”. La testimonianza di Maria Dusman, un’esule dalmata-istriana che vive a Pedara (Ct)

Maria Dusman, esule di Pola.
Maria Dusman, esule di Pola.

“Basta oblio”. Ma anche: “Ci vuole equanimità nel ricostruire la storia di quanti vissero la tragedia della guerra, delle foibe, dell’esodo”. L’invito è del Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano. Parole pronunciate in occasione del commemorazioni ufficiali della “Giornata del ricordo” del 2011, in concomitanza con il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. L’incrocio tra le due ricorrenze non è affatto casuale: nelle intenzioni del Capo dello Stato l’affondo proposto va in una direzione ben precisa: favorire in ogni modo una memoria quanto più condivisa possibile di quei tragici eventi. E non solo: l’augurio del Presidente Napolitiano è di superare quegli odii e quegli steccati ideologici che hanno lacerato il Paese per interi decenni. Oggi lo la Repubblica riconosce quanto avvenne agli italiani di Istria, Fiume e Dalmazia tra il 1943 e il 1947. Ma per quasi cinquant’anni la morte nelle foibe di 10-12.000, ma anche il dramma di 350.000 italiano che furono costretti ad abbandonare quelle terre, è rimasta un tabù. Dal 2004 una legge dello Stato ha istituto il dieci febbraio come data per ricordare quella vicenda spaventosa. Continua a leggere “Non sono mai stata bambina”. La testimonianza di Maria Dusman, un’esule dalmata-istriana che vive a Pedara (Ct)