Centrodesta, “Uniti per vincere”

di Fernando M. Adonia da cataniapolitica.it

Fare Italia, Fare Sud. Ma anche fare, o ri-fare, il centrodestra. Per discuterne ci voleva l’incontro organizzato sabato dal pensatoio di Adolfo Urso al Palazzo della Cultura e condotto da Fabio Fatuzzo. L’ospite d’onore è Angelino Alfano, protagonista del suo prima tour politico siciliano da quando è  segretario nazionale del Pdl. A tenere banco è la schiettezza. Ma anche la cordialità. Non c’è spazio per dita puntate in viso e neanche per scomuniche umane e politiche. La volontà è di ragionare, ponendo come premessa le parole di Fatuzzo: “la mia è una vita a destra”. Ma anche la chiamata all’unità di Benito Paolone, il quale rivela, con la calma di un anziano, che “negli ultimi tempi la vita lo ha provato duramente”.

“Una sintesi a destra per essere protagonisti”. Monito blando se non si ripercorrono gli ultimi tre anni di storia italiana e siciliana. Da quando cioè la fondazione Fare Futuro presieduta da Urso e Gianfranco Fini ha iniziato a ragionare con incisività sulla connotazione che dovrebbe esercitare un partito a vocazione maggioritaria quale il Pdl, anche in termini strutturali e organizzativi. Un tentativo importante, anche per certi aspetti critico, offuscato poi dallo strappo del presidente della Camera, dalla nascita di Fli e dal pantano del Terzo Polo, sperimentato in prima battuta proprio da Raffaele Lombardo in Sicilia. Oggi Urso, Ronchi e Viespoli sono tornati nell’emiciclo di centrodestra, mossi dalla volontà di “non veder sventolare bandiere rosse e viola sull’Italia”, ma non sono rientrati in ginocchio.

Quegli argomenti non sono scaduti. La consapevolezza  è che la stagione del 61 a zero ma anche del 65% alle ultime regionali è compromesso seriamente. Alcuni tabù sono saltati. Si parla apertamente di crisi nel fronte berluscuniono. Di rischio sconfitte. Di rilancio di proposte per il Sud. Di lega nord “movimento conservatore”. Di errori. Tanti. Ma anche e soprattutto di alleanze. Di aprire un tavolo di trattative con i moderati, compresi gli autonomisti. Ma non con Lombardo, su questo c’è un veto netto di Alfano e Castiglione, a cui si contrappone la voce del Sindaco Stancanelli, “orgoglioso” del suo operato e della sua “maggioranza”, che vede in testa il gruppo mpa: “O assieme o non governeremo più”.

Alfano sembra l’uomo della sintesi e del diaologo. Può riusciere dove il premier ha scandalizzato. Conscio di dover parlare a più tradizioni politiche oggi alla deriva, ma accomunate dalla stessa prospettiva di “libertà”. Appunto per questo usa grandi parole, vola alto. Segna discontinuità rispetto a Berlusconi, parlando di riscrivere la legge elettorale, di tornare alle preferenze, ma anche di consolidare la scelta diretta del Premier. “Alla prima repubblica” non si torna. Sembra questo il monito che lancia a la platea politica. Nel futuro c’è spazio soltanto per due poli: tertium non datur.

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